LA FENICE DI LOS ANGELES: SPENCER PRATT RISCRIVE LA POLITICA AMERICANA
di Melissa de Teffé da Washington, DC – Giornalista con Master in Diplomazia presso l’ISPI, esperta di politica statunitense, accreditata per START InSight presso il Dipartimento di Stato (USA)
Le primarie a Los Angeles
Il panorama politico nella seconda città più grande degli Stati Uniti si trova a un bivio decisivo mentre si chiudono i seggi per le elezioni primarie a sindaco di Los Angeles. Quella che inizialmente era stata liquidata come una semplice mossa pubblicitaria sui social media, la campagna ribelle dell’ex star del reality The Hills, Spencer Pratt, si è trasformata in un dirompente movimento populista. Questa dinamica ha spinto il sindaco uscente Karen Bass e il membro del consiglio progressista Nithya Raman in una lotta serrata a tre per il futuro della città.
Tra cenere e protesta
La transizione di Pratt da personaggio controverso della TV a concreto contendente politico è iniziata a gennaio. Ha lanciato la sua candidatura durante una manifestazione dal titolo “Ci hanno lasciato bruciare”, a un anno esatto dalla perdita della sua casa a Pacific Palisades a causa dei devastanti incendi boschivi di Los Angeles del 2025.
Accusando l’amministrazione del sindaco Karen Bass per la distruzione e la lentezza nella ricostruzione, Pratt ha costruito una campagna basata sulla riforma delle infrastrutture e su una retorica di ordine pubblico. Nonostante i critici sottolineino la sua totale mancanza di esperienza politica e il massiccio uso di materiali generati dall’intelligenza artificiale, il suo messaggio ha trovato terreno fertile in un elettorato stanco della burocrazia locale e della crisi economica.
I pilastri della piattaforma elettorale di Pratt includono:
Potenziamento delle Infrastrutture di Emergenza: Aumento delle riserve idriche regionali per combattere gli incendi boschivi e accelerazione delle assunzioni nei vigili del fuoco.
Riforma per l’Emergenza Abitativa: Fondi privati da grandi investitori per costruire comunità di case prefabbricate su terreni federali, vincolate a programmi di riabilitazione obbligatori.
Controllo della Spesa Pubblica: Avvio di un audit completo sulle finanze del Comune per bloccare quello che definisce lo spreco del denaro dei contribuenti.
L’isolamento e il boom dei finanziamenti
La vera sorpresa della campagna elettorale riguarda la straordinaria macchina da guerra finanziaria costruita da Pratt. Nonostante l’establishment lo considerasse un candidato marginale, i dati ufficiali della L.A. Ethics Commission pubblicati a fine maggio hanno rivelato un sorpasso sbalorditivo: Pratt ha raccolto ben 3,25 milioni di dollari complessivi, superando i 3,21 milioni della sindaca uscente Karen Bass. Solo nell’ultimo mese utile, la sua campagna ha registrato un’impennata record di 2,72 milioni di dollari, quasi dieci volte tanto la raccolta della Bass nello stesso periodo.
Questo fiume di denaro è arrivato nonostante una precisa strategia di rottura: Pratt ha dichiarato pubblicamente di non volere l’endorsement o il sostegno politico di nessuno, affermando di non aver bisogno dei vecchi apparati di partito o delle élites tradizionali. Ha ironicamente affermato che gli unici endorsement che gli interessano sono quelli delle “mamme di Los Angeles e degli amanti degli animali”. Gran parte della sua raccolta fondi record, è composta sia da micro-donazioni di cittadini comuni frustrati sia da ex residenti che hanno lasciato la California a causa del degrado e sperano di potervi fare ritorno.
Cosa dicono i miliardari californiani
Mentre la sinistra cittadina accusa Pratt di cavalcare l’onda del populismo di destra, i grandi titani della tecnologia e i miliardari della Silicon Valley e di Los Angeles hanno iniziato ad aprire massicciamente i loro portafogli per sostenerlo.
Secondo i registri finanziari ufficiali, figure del calibro del co-fondatore di Google Sergey Brin (che ha staccato l’assegno massimo consentito dalla legge elettorale), i gemelli Winklevoss, l’ex CEO di Activision Blizzard Bobby Kotick e la presidente dei Los Angeles Lakers Jeanie Buss si sono mossi concretamente per finanziarlo. I miliardari californiani vedono in Pratt un’opportunità di rottura radicale: sono profondamente frustrati dal fallimento delle politiche progressiste sulla gestione della sicurezza e dei senzatetto, e temono che la continua fuga di capitali e lo stato d’emergenza permanente causato dagli incendi stiano svalutando permanentemente l’economia di Los Angeles.
Il meccanismo elettorale americano
Per capire come Spencer Pratt possa concretamente puntare alla guida della città, è necessario comprendere la particolare legge elettorale della California, nota come “Top-Two Nonpartisan Primary” . A differenza delle classiche primarie italiane o dei sistemi di partito tradizionali, questo meccanismo prevede regole molto specifiche:
- Unica scheda per tutti: Tutti i candidati (democratici, repubblicani e indipendenti) competono nello stesso identico elenco.
- Voto aperto: Qualsiasi cittadino iscritto alle liste elettorali può votare per qualsiasi candidato, indipendentemente dalla propria affiliazione politica.
- Nessun obbligo di Documento d’Identità: Un aspetto peculiare del sistema californiano è che gli elettori non devono mostrare un documento d’identità con foto per votare. Nella stragrande maggioranza dei casi, basta firmare il registro al seggio; i funzionari verificheranno l’identità in un secondo momento, confrontando la firma con quella depositata all’atto dell’iscrizione elettorale.
- La Regola del 50%: Se un candidato riesce a ottenere la maggioranza assoluta dei voti (50% + 1) già in questo primo turno, viene eletto sindaco direttamente.
- Il Ballottaggio obbligatorio: Poiché la presenza di tre candidati forti (Bass, Raman e Pratt) rende quasi impossibile il raggiungimento del 50%, la legge stabilisce che i primi due candidati più votati — i “Top Two” — accederanno direttamente al ballottaggio finale del 3 novembre 2026, azzerando tutti gli altri sfidanti.
Proprio per questo motivo, la strategia di Spencer Pratt non punta necessariamente a vincere subito, ma a superare uno dei due candidati dell’establishment per conquistare il secondo posto utile e blindare il suo nome per la sfida decisiva di novembre.
La posta in gioco
I sondaggi della vigilia (pubblicati da UC Berkeley/Los Angeles Times) mostravano un testa a testa statistico: Bass in leggero vantaggio con il 26%, seguita da Raman al 25% e Pratt subito dietro al 22%. Poiché il sistema elettorale prevede un voto unico non partitico, se nessun candidato supererà il 50% delle preferenze, i primi due classificati accederanno al ballottaggio decisivo il prossimo 3 novembre. La sfida di oggi è quindi una pura corsa per conquistare i primi due posti in classifica.
Un posizionamento utile per il ballottaggio sancirebbe una delle più grandi sorprese politiche nella storia municipale moderna degli Stati Uniti. Al contrario, un terzo posto metterebbe fine alla corsa di Pratt, che lascerebbe comunque il segno per aver spostato l’asse del dibattito pubblico su temi come la sicurezza e la gestione delle emergenze.
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In base ai dati quasi definitivi diffusi dal City Clerk di Los Angeles, gli elettori si sono così espressi:

Il verdetto: Pratt ce l’ha fatta
Con i dati in via di consolidamento dal Registrar-Recorder della Contea di Los Angeles, emerge un esito clamoroso: Spencer Pratt ha raggiunto il 30% delle preferenze, assicurandosi il secondo posto e l’accesso diretto al ballottaggio del 3 novembre. La sindaca uscente Karen Bass, pur mantenendo il primo posto, non ha raggiunto la soglia del 50% necessaria per vincere al primo turno, spianando così la strada a uno scontro inatteso.
Nithya Raman, la terza candidata della coalizione progressista, è rimasta esclusa dal ballottaggio decisivo.
La corsa di novembre
Los Angeles si prepara ora a cinque mesi di intensa campagna elettorale che metterà a confronto l’outsider populista Pratt con l’establishment democratico rappresentato da Bass. Una dinamica raramente vista nella politica municipale americana contemporanea, dove la frustrazione per la gestione della sicurezza e degli incendi ha spalancato le porte a una candidatura ritenuta impossibile solo sei mesi fa.
Il fenomeno Pratt, tuttavia, non va letto come la nascita di una nuova corrente ideologica strutturata, bensì come il trionfo di un pragmatismo radicale. Il suo leitmotiv – basato su soluzioni di buon senso che scavalcano le rigide barriere partitiche – delinea un nuovo modo di fare politica. È una formula post-ideologica che, con ogni probabilità, farà scuola ben oltre i confini della California. Questo modello è destinato ad attecchire non solo in altri contesti, ma soprattutto in quei territori dove la distanza tra l’establishment e i bisogni reali della popolazione ha creato un vuoto di leadership, lasciando i cittadini privi di una guida capace di rispondere alle necessità primarie.
In quest’anno, dove l’America festeggia i suoi 250 anni di repubblica, ecco che Los Angeles ci racconta come ci si può rinnovare, e non solo attraverso una campagna elettorale un po’ cinematografica, e sicuramente poco dispendiosa, ma come recuperare sovranità quando l’establishment tecnocratico ha perso credibilità sulla sicurezza e la gestione del territorio.
A Los Angeles, oggi, gli americani ci rammentano che la democrazia non muore per incompetenza—si rinnova nonostante essa.
I dati definitivi del City Clerk verranno certificati nei prossimi giorni. Il ballottaggio è fissato per il 3 novembre 2026.






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