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Hezbollah oggi: dopo la guerra con Israele. La metamorfosi tra deterrenza, profondità e resilienza

di Claudio Bertolotti.

Questa analisi è parte di una serie di valutazioni frutto di dialogo e confronto con gli esperti dei principali centri di ricerca e analisi israeliani e di osservazione sul campo dei settori critici del fronte di guerra israeliano (Gaza e fronte settentrionale).

Dal Litani alla Beqaa: la strategia della sopravvivenza di Hezbollah dal punto di vista israeliano.

L’analisi fornita dall’Alma Research and Education Center israeliano – in occasione di una recente visita del direttore di START InSight, Claudio Bertolotti, – rivela, con chiarezza e coerenza, la logica militare che guida l’attuale fase di riorganizzazione e rafforzamento di Hezbollah. L’organizzazione è stata colpita negli ultimi anni da perdite materiali e logistiche pari all’85% in termini di capacita’ operativa, in conseguenza dell’intervento israeliano in territorio libanese del 2024 che, nella prima notte di operazioni ha colpito e distrutto circa 1400 obiettivi di Hezbollah, comprensivi di strutture militari e quadri dal livello di plotone a livello di corpo d’armata . Oggi, terminata la fase più intensa dell’operazione militare, Israele è impegnato a contenere, con azioni mirate, la riorganizzazione di Hezbollah che, seppure a fatica, ha avviato un prevedibile processo sistematico di riorganizzazione militare che si fonda su tre principali assi strategici: la ridislocazione territoriale, la profondità difensiva e la sopravvivenza operativa attraverso infrastrutture sotterranee.

Dalla linea del Litani alla profondità della Beqaa

Il primo elemento di rilievo è la trasformazione della geografia militare di Hezbollah. Dopo il 2006, e più ancora dopo le campagne aeree israeliane del 2020–2023, l’asse meridionale a sud del fiume Litani — tradizionalmente sede delle unità Nasr e Aziz — ha perso parte della sua funzione strategica diretta. Oggi è considerato come “ex centro di potere militare” per il fronte sud, dove la presenza del movimento resta ma con finalità più difensive e limitate.
Parallelamente, Hezbollah ha avviato una nuova ridislocazione a nord del Litani, costruendo infrastrutture e depositi per armi e missili. Questa scelta risponde a due obiettivi complementari: ridurre l’esposizione al fuoco israeliano e mantenere capacità di lancio strategico a media e lunga gittata: un adattamento coerente alla natura ibrida di un’organizzazione che opera tra logiche convenzionali e clandestine.

Beirut e la centralità del “comando urbano”

Beirut resta il centro nevralgico di comando e controllo. Qui Hezbollah concentra la sua struttura di comando strategico, le sale operative e parte dei depositi di armi più sensibili. È la dimensione politico-militare dell’organizzazione: la prossimità a infrastrutture civili e la densità urbana offrono una duplice protezione – sul piano fisico e su quello della narrazione – poiché ogni attacco israeliano in questo contesto, coinvolgendo l’opinione pubblica occidentale – sia le frange ideologizzate estremiste sia quelle moderate – produce inevitabilmente conseguenze mediatiche e diplomatiche. La capitale libanese è, in altri termini, il simbolo del “fronte politico armato” di Hezbollah: un centro di potere che fonde capacità militare e deterrenza psicologica.

L’unità Badr e la resilienza tattica del fronte montano

Come rilevato in occasione del briefing da parte del Centro Alma, la Badr Unit nell’area di Hatzbaya riveste il ruolo di nodo cruciale per la difesa del fronte meridionale. Essa coordina quattro elementi tattici fondamentali:

  1. schieramenti difensivi e sistemi antiaerei;
  2. batterie di lancio e unità di fuoco;
  3. depositi e sistemi di stoccaggio;
  4. infrastrutture sotterranee.

L’obiettivo è garantire continuità operativa anche in condizioni di attacco massiccio. La presenza di tunnel e bunker non è più solo una misura difensiva: è un dispositivo di sopravvivenza che consente a Hezbollah di mantenere capacità di comando, controllo e fuoco anche dopo un attacco israeliano di grande scala.

La valle della Beqaa: profondità strategica e capacità missilistica

La valle della Beqaa rappresenta la retrovia strategica del sistema impostato da Hezbollah. Qui si concentra la produzione, l’assemblaggio e lo stoccaggio di armamenti, oltre alle basi di addestramento. È qui anche la sede dei missili balistici e da crociera a lungo raggio, destinati a garantire la capacità di colpire in profondità il territorio israeliano.
Tra i vettori disponibili: Fateh-110 (gittata di 300 km), SCUD (700 km), Abu Mahdi (1000 km, stimata) e Hoveyzeh (1300 km, stimata). A questi si aggiungono sistemi antinave (C-802, Yakhont, Khalij Fars) e antiaerei (Sayyad-2C, Pantsir, SA-17).
La logica è quella di una deterrenza multilivello: colpire dal profondo, proteggere la costa, garantire una copertura antiaerea parziale e saturare la capacità di difesa israeliana con un numero elevato di colpi sparati.

Il fronte sud: la prima linea di “resistenza”

Nel sud del Libano, Hezbollah mantiene una struttura articolata su armi a corto e medio raggio: razzi Burkan, Falaq, Grad e Fajr-5, con gittate tra 10 e 75 km. È una forza prevalentemente offensiva a livello tattico, pensata per saturare le difese del nord di Israele nei primi giorni di conflitto.
Completano lo schieramento i sistemi anticarro guidati ATGM (Kornet, Dehlaviyeh, Almas, Milan) e le difese a corto raggio contro droni ed elicotteri (Igla, Strela, Verba). L’obiettivo di questa “first line of defense” non è tanto arrestare un’avanzata israeliana, quanto ritardarla e infliggerle perdite significative, mantenendo al contempo una primaria pressione psicologica sulle comunità di confine israeliane.

Conclusioni: la strategia della sopravvivenza

Hezbollah sta trasformando il proprio dispositivo da forza di resistenza territoriale a sistema missilistico integrato a più livelli. La ridislocazione verso nord e la dispersione delle capacità in infrastrutture sotterranee testimoniano una chiara evoluzione dottrinale:

  • passaggio dalla logica della “difesa di posizione” alla difesa in profondità;
  • ibridazione tra forze convenzionali, strutture clandestine e funzioni di deterrenza strategica;
  • costruzione di un ombrello missilistico a lungo raggio in grado di compensare la superiorità aerea israeliana.
    Guardando in prospettiva, possiamo vedere uno scenario in cui il Libano meridionale diviene campo di battaglia multilivello, dove la distinzione tra front line e rear area tende a dissolversi.
    Israele, da parte sua, è consapevole che un futuro scontro con Hezbollah non sarà più un conflitto localizzato, ma una guerra di logoramento sistemica, nella quale l’infrastruttura sotterranea (la rete dei tunnel, analogamente a quanto avviene nella Striscia di Gaza), la resilienza delle catene logistiche e la gestione del fronte interno diventeranno i fattori decisivi di sopravvivenza nazionale.

Questo quadro conferma la transizione di Hezbollah verso un modello operativo asimmetrico-strategico, più vicino a quello di un attore statale ibrido che a una milizia. E, a conferma della capacità di valutazione israeliana, già classificato come “piccolo esercito regionale” nella vigente dottrina strategica israeliana. Una trasformazione strutturale che Israele osserva con preoccupazione e che, inevitabilmente, ridefinisce la postura difensiva dell’intero fronte nord di Israele.