Trump e la tregua energetica tra Russia e Ucraina. Fuffa o sostanza?
di Claudio Bertolotti.
La dichiarazione di Trump su una possibile tregua energetica tra Russia e Ucraina? Non la liquiderei come “fuffa”, ma oggi vedo un annuncio politico che precede un accordo ancora da dimostrare. Trump ha proclamato una tregua immediata, mentre Zelensky si è detto in attesa dei dettagli e Mosca non l’ha immediatamente confermata. È una distanza sostanziale tra la comunicazione e la realtà diplomatica.
“Nella sostanza, resta in sospeso la “tregua energetica” fra Mosca e Kiev annunciata dalla Casa Bianca. La Russia non ha accettato al momento alcun cessate il fuoco, secondo la testata giornalistica Axios citando un funzionario statunitense. L’annuncio di Donald Trump faceva riferimento a un’intesa che prevede la cessazione da entrambe le parti degli attacchi alle raffinerie. Se si fermassero quelli, per la fonte, potrebbe seguire un accordo per interrompere le azioni contro le centrali elettriche e le reti energetiche. “
La mia lettura è che Trump stia cercando di trasformare una pressione economica in una leva negoziale. Vuole contenere il prezzo dei carburanti, anche in vista delle elezioni di metà mandato, e ottenere un risultato spendibile politicamente. Questo interesse può aprire uno spazio di trattativa, ma non dimostra ancora una convergenza sulle condizioni per fermare la guerra.
Il nodo strategico è il contenuto della tregua. La proposta riguarderebbe inizialmente le raffinerie, rinviando la protezione delle reti elettriche. Se fosse così, vedrei un rischio evidente di squilibrio: limitare la capacità ucraina di colpire il sistema petrolifero russo senza garantire contemporaneamente elettricità e riscaldamento alla popolazione ucraina. Una reciprocità formale potrebbe nascondere vantaggi molto diversi per le due parti.
Per questo guardo a tre elementi concreti: quali infrastrutture vengono protette, come si verificano gli attacchi e quali conseguenze affronta chi viola l’intesa. Kiev ha denunciato nuovi attacchi alle proprie infrastrutture energetiche dopo l’annuncio: un elemento che impone prudenza.
Dunque, qualcosa si muove sul piano della pressione diplomatica; sul piano della tregua effettiva, la prova deve ancora arrivare. Se l’intesa sarà reciproca e verificabile, potrà rappresentare un primo passo utile. Fino ad allora, io misurerei il successo di Trump sulle infrastrutture risparmiate e sulla continuità dei servizi essenziali, non sulla forza dell’annuncio.