2021.08.22_RAINEWS242

Afghanistan: da Doha al G20 straordinario voluto dall’Italia. Focus RaiNews24. L’analisi di C. Bertolotti

Afghanistan: nuovo dialogo di Doha tra talebani e Stati Uniti: i talebani non aiuteranno Washington nella lotta contro l’IS-K, che nel frattempo prosegue il terrorismo settario e minaccia di colpire a livello globale. G20 del 12 ottobre a rischio: Russia e Cina siedono al tavolo con i talebani. Ne ha parlato a FOCUS RaiNews 24 C. Bertolotti, Direttore START InSight, nella puntata del 9 ottobre 2021.


Mehmaan Nawazi. Ospitalità. L’Afghanistan e le sue culture: valori, usi, costumi, tradizioni (il libro)

Mehmaan Nawazi. Ospitalità. L’Afghanistan e le sue culture: valori, usi, costumi, tradizioni. Il nuovo libro di C. Bertolotti

L’Editore START InSight ha deciso di pubblicare e distribuire gratuitamente il libro di Claudio Bertolotti a favore degli operatori, civili e militari, in Italia e in Svizzera; dei Ministeri della Repubblica Italiana e dei Dipartimenti della Confederazione Svizzera; delle amministrazioni regionali e locali, cantonali e comunali; della Protezione Civile, della Croce Rossa, di tutte le organizzazioni e associazioni di volontariato impegnate nel sostegno ai profughi afghani.

MEHMAAN NAWAZI / MELMASTIA (in pashto) “è l’ospitalità, ma non nel senso più comune accettato in Occidente; presuppone la protezione da parte di chi ospita: nessuno, sotto protezione (melmastia), può subire violenza, essere disarmato e preso prigioniero. Ospitalità e protezione vengono offerti senza aspettarsi nulla in cambio.”

Questo testo è tratto dal libro: “Afghanistan contemporaneo. Dentro la guerra più lunga”, già approvato dallo Stato Maggiore della Difesa quale valido ausilio formativo/informativo, nonché un’utile guida, per tutto il personale delle F.F.A.A.

START InSight ringrazia in particolare Formiche.net per la recensione in anteprima del manuale.


Afghanistan e Libia: le armi che restano a chi vanno a finire?

Afghanistan e Libia: le armi che restano a chi vanno a finire? Milena Gabanelli ne discute con Claudio Bertolotti (START InSight e ISPI) nella puntata di Dataroom Corriere.it del 22.09.2021.

Chi ha venduto le armi libiche ai gruppi jihadisti operativi in Siria, Chad e Niger? Le armi statunitensi lasciate in Afghanistan, rafforzano davvero i talebani? E ancora, come gestire gli arsenali militari quando uno stato cessa di esistere?

Ne hanno discusso Milena Gabanelli e Claudio Bertolotti


Il governo talebano: tra insidie, minacce, ambizioni e fragilità

Tra precari equilibri di potere e la pretesa di sostegno della Comunità internazionale

di Claudio Bertolotti

I talebani hanno annunciato la composizione del loro governo che, con grande attenzione alla data prescelta, si insedierà l’11 settembre 2021, a vent’anni esatti dai tragici eventi che portarono alla guerra in Afghanistan. Sarà guidato dal mullah Mohammad Hassan Akhund.

Un governo provvisorio composto esclusivamente da uomini – il che non sorprende – molti appartenenti alla vecchia guardia, già al governo dal 1996 al 2001, e veterani della guerra ventennale contro gli Stati Uniti e la NATO. Si tratta di una soluzione che soddisfa i principali gruppi nelle varie shura, in particolare quella di Quetta guidata dal malawì Hibatullah Akhundzada che ha due bracci destri. Sirajuddin Haqqani, scelto come ministro degli interni di cui più oltre si parlerà, e il mullah Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei talebani mullah Omar, scelto come ministro della Difesa: un soggetto definito riformista il cui nome si impose tra i leader talebani nel 2015, quando il movimento era frantumato e indebolito dalle lotte intestine conseguenti alla morte del mullah Omar e all’elezione, non da tutti condivisa, del suo successore, il mullah Mansour; quest’ultimo per due anni aveva tenuto nascosta la morte del Mullah Omar ma poi, per trovare legittimità del suo ruolo politico, si strinse al mullah Yaqoob e a Sirajuddin Haqqani. Mansour, si dice a causa di un regolamento di conti interno e perché troppo autonomo rispetto al Pakistan, venne ucciso in un raid aereo americano nel 2016; Akhundzada, nella riorganizzazione del movimento talebano, decise di confermare Sirajuddin e Yaqoob nel ruolo di “vice”. Anche il primo ministro, il mullah Mohammad Hassan Akhund, è una vecchia conoscenza della galassia talebana e tra gli elementi politici di spicco del periodo 1996-2001, quando ricopriva l’importante ruolo di ministro degli Affari esteri. Di fatto una composizione di governo che, nelle posizioni apicali, tutelerebbe gli equilibri tra la vecchia guardia (Baradar-Hassan) e la nuova generazione (Haqqani-Yaqoob)

Scelte, quelle fatte dai talebani, che però renderebbero difficile un riconoscimento internazionale, quale necessaria premessa a un’apertura dei canali finanziari che eviterebbe (o posticiperebbe) un tracollo economico. Tracollo economico a cui i talebani guardano con grande preoccupazione e che, senza pudore, pretendono sia evitato dalla Comunità internazionale alla quale chiedono, attraverso la voce di Alhaj Khalil-ur-Rehman, il capo del consiglio di pace talebano, che vengano sbloccati i 10 miliardi di dollari, congelati dagli Stati Uniti dopo la caduta della Repubblica islamica dell’Afghanistan, e che siano rispettati gli impegni a sostenere economicamente il Paese sino a tutto il 2024.

Guardando più nel dettaglio alla composizione del governo ad interim dell’Emirato islamico, essa rispecchia gli equilibri di potere della galassia talebana e ne evidenzia la natura teocratica e la composizione tribale, poiché le nomine più importanti sono state riservate a “religiosi” (mullah) appartenenti alle tribù pashtun Durrani e Ghilzai mentre è assente una rappresentanza significativa degli altri gruppi etno-politici dell’Afghanistan: tagiki, uzbeki e hazara in particolare. Due i rappresentanti dell’etnia tagika e un solo uzbeko: una scelta che contrasta con l’auspicata inclusività e con la stessa composizione etnica della popolazione afghana, composta al 65 percento da non pashtun, in maggioranza tagiki, hazara, uzbeki, turkmeni, aimaqi, ecc. Un fatto, questo, che creerebbe ulteriore distanza tra i numerosi gruppi componenti la galassia talebana, in particolare i talebani tagiki e uzbeki del nord che hanno combattuto per i talebani e che potrebbero pretendere una maggiore rappresentanza a livello governativo e istituzionale.

E se, da un lato, sono esclusi anche i liberali pashtun, dall’altro lato, molti tra i futuri ministri e sottosegretari sono presenti nelle liste dei maggiori ricercati dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite in quanto terroristi: 33 membri del gabinetto e alti dirigenti talebani sono su quelle blacklist, almeno quattro i ministri su cui pende un mandato di cattura dell’FBI statunitense.

Il primo tra tutti, nominato ministro degli interni, è Sirajuddin Haqqani – braccio destro di Akhundzada e a capo della famigerata Haqqani network (responsabile dei più feroci attacchi suicidi compiuti a Kabul negli ultimi 16 anni) e con stretti legami con al-Qa’ida – ricercato dal governo Usa e con una taglia pendente di cinque milioni di dollari. Insieme a lui, altri tre componenti della famiglia Haqqani sono stati nominati ministri del nuovo regime talebano: Abdul Baqi Haqqani, all’istruzione, Najibullah Haqqani, alle telecomunicazioni, e Khalil Haqqani, al ministero dei rifugiati e del rimpatrio. Lo stesso primo ministro designato, il mullah Mohammad Hassan Akhund, è nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite.

La presenza di soggetti direttamente collegati al terrorismo pone una questione di fondo che la Comunità internazionale dovrà risolvere nei rapporti con i nuovi padroni dell’Afghanistan: riconoscimento, dialogo o mera interlocuzione. Un problema che, al di là degli effetti pratici, avrà dirette conseguenze sul piano del diritto poiché, nel caso in cui un governo straniero riconoscesse il governo talebano, di fatto (e di diritto) sosterrebbe il terrorismo. Un aspetto di cui tenere conto in termini di relazioni diplomatiche, sebbene il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – che in una dichiarazione ha espresso preoccupazione per il fatto che il governo includa solo talebani, nessuna donna e personalità con precedenti preoccupanti riconducibili al terrorismo – abbia affermato che la nuova amministrazione sarà giudicata dalle azioni. Dunque una potenziale, quanto pericolosa, apertura.

ELENCO DEL GOVERNO PROVVISORIO DELL’EMIRATO ISLAMICO DELL’AFGHANISTAN

PRIMO MINISTRO ad interim: Mullah Muhammad Hassan Akhand (Pashtun)

Primo Vice Primo Ministro: Mullah Baradar Akhand (Pashtun)

Secondo Vice Primo Ministro: Mawlawi Abdel Salam Hanafi (Uzbeko)

MINISTERO DEGLI INTERNI

Ministro degli Interni ad interim: Mullah Sirajuddin Haqqani (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero degli Interni: Mawlawi Nour Jalal (Pashtun)

Sottosegretario del Ministero dell’Interno per il controllo della droga: Mullah Abdul Haq Akhand (Pashtun)

MINISTERO DELLA DIFESA

Ministro della Difesa facente funzione: Mullah Muhammad Yaqoub Mujahid (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero della Difesa: Mullah Muhammad Fadel Mazloum (Pashtun)

Capo di Stato Maggiore: Qari Fasihuddin (Tagiko)

MINISTERO DEGLI ESTERI

Ministro degli Esteri ad interim: Amir Khan Mottaki (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri: Sher Muhammad Abbas Stanikzai (già capo Ufficio politico talebano a Doha) (Pashtun)

MINISTERO DELL’INTELLIGENCE

Ministro ad interim dell’intelligence: Najibullah Haqqani (Pashtun)

Capo facente funzione della Presidenza dell’Intelligence Generale: Mullah Abdul Haq Watheq (Pashtun)

Primo Vice Presidente Generale dell’Intelligence: Mullah Taj Mir Jawad  (Pashtun)

Vice Amministrativo della Presidenza Generale dell’Intelligence: Mullah Rahmatullah Najib (Pashtun)

MINISTERO DELLE FINANZE

Ministro delle finanze ad interim: Mullah Hedayatullah Badri (Pashtun)

MINISTERO DELLA CULTURA

Ministro ad interim della Cultura e dell’Informazione: Mullah Khairallah Khairkhwa (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero della Cultura e dell’Informazione: Zabihullah Mujahid (Pashtun)

MINISTERO DEL’ISTRUZIONE

Ministro dell’istruzione superiore: Abdul Baqi Haqqani (Pashtun)

MINISTERO DELL’ECONOMIA

Vice Ministro dell’Economia: Qari Din Muhammad Hanif (Tagiko)

Capo ad interim degli affari amministrativi: Ahmad Jan Ahmadi (Pashtun)

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Vice Ministro della Giustizia: Mawlawi Abd al-Hakim Sharia (Pashtun)

ALTRI MINISTERI E CARICHE ISTITUZIONALI

Ministro ad interim dei minerali e del petrolio: Mullah Muhammad Issa Akhund (Pashtun)

Ministro ad interim dell’acqua e dell’elettricità: Mullah Abdul Latif Mansour (Pashtun)

Ministro ad interim delle telecomunicazioni: Najibullah Haqqani (Pashtun)

Ministro ad interim delle tribù e dei confini: Noorullah Nouri (Pashtun)

Ministro ad interim dell’estensione del villaggio: Yunus Akhundzadeh (Pashtun)

Ministro ad interim per i migranti: Khalil Rahman Haqqani (Pashtun)

Ministro ad interim del benessere pubblico: Mullah Abdulmanan Omari (Pashtun)

Presidente ad interim della Banca centrale: Haji Muhammad Idris (Pashtun)


20 years of global terrorist risk, stringent law enforcement and security measures in the XXI century

ASIS International, a community of more than 38’000 members, is the leading non-profit organisation dedicated to promoting excellence in the security management profession worldwide. Through its national Chapters, ASIS promotes professional education and networking at local level.

On the occasion of the 9/11 20th anniversary, the ASIS international chapters of Austria, France, Italy and Switzerland join forces and invite you to a big event taking place on

September 10th, 2021
9 am to 5 pm
LIVE from the premises of
Università della Svizzera Italiana in Lugano (Switzerland)

Click here for both ONLINE and ONSITE REGISTRATION

The event is free and open to ALL


Twenty years of global terrorist risk stringent law enforcement and security measures in the XXI century

The panels are subject to Chatham House Rule

“When a meeting, or part thereof, is held under the Chatham House Rule, participants are free to use the information received, but neither the identity nor the affiliation of the speaker(s), nor that of any other participant, may be revealed”

PROGRAMME

Welcome message (09:00 – 09:20)

Speakers line-up
Prof. Boas Erez – Rector, USI / Jean-Patrick Villeneuve – Associate Professor, USI / Etienne Ammon – Chairman, ASIS Chapter 160 (Switzerland)

Session 1 (09:20 – 11:00)
9/11, its context and the subsequent terrorist attacks

Speakers line-up
Chiara Sulmoni / André Duvillard / Joseph Billy Jr (click here for bios)
Moderator: Luca Tenzi

Session 2 (11:25 – 13:00)
The war on terrorism and its successive impacts on business conditions

Speakers line-up
Umberto Saccone / Franco Fantozzi / Claudio Bertolotti (click here for bios)
Moderator: Godfried Hendricks

Session 3 (14:15 – 16:00)
The implications, for companies, of the security framework in place in Europe today to consider the residual/objective terrorist threat

Speakers line-up
Johan Ohlsson Malm / Prof. Frédéric Esposito / Adrien Frossard / (click here for bios)
Moderator: Nicolas Le Saux

For further details, updates, COVID provisions and contacts, please refer to
ASIS Switzerland
or your national ASIS chapter



Attacco a Kabul: quali conseguenze? Il commento di C. Bertolotti a RaiNews24

Attacco suicida all’aeroporto di Kabul: colpiti i civili in attesa di imbarco e soldati USA. Rivendica lo Stato Islamico Khorasan: terrorismo per indebolire i talebani.

Il commento di C. Bertolotti a RaiNews24 – 26 agosto 2021


Ultimatum dei talebani: fuori tutti. Il commento di C. Bertolotti a Omnibus La7

Ritiro da Kabul entro il 31 agosto? Cosa potrebbe succedere se gli Usa e gli alleati decidessero di posticipare l’uscita? #G7 Cosa dobbiamo attenderci da parte dei talebani? Ne parla Claudio Bertolotti a Omnibus La7 – 24 agosto 2021.

Flavia Fratello con Claudio Brachino, Erasmo Palazzotto, Claudio Bertolotti, Luca Toccalini, Roberto Benaglia, Anna Rubartelli, Gaetano Manfredi


Afghanistan: a una settimana dalla presa di Kabul – RaiNews 24

Il commento di Claudio bertolotti a RAI News24 – 22 agosto 2021

Si parla di un rischio attentati a kabul da parte dell’ISIS: perché? quanto è concreto?

I talebani stanno cercando di formare il nuovo governo, anche dialogando con l’ex presidente Karzai. Cosa dobbiamo aspettarci? “Pronti a un governo con loro, ma niente estremismo”, dice anche il leader del panshir Massud, l’unico ad aver resistito finora ai taleban

Che impressione ha avuto da questa prima settimana… molte donne e attivisti denunciano che il loro cambiamento rispetto a 20 anni fa è solo apparenza… è così?

Come fanno e come faranno i talebani a finanziarsi e a gestire un paese così povero, peraltro al momento senza aiuti umanitari?

Infine, Lei ha scritto un libro intitolato “Afghanistan contemporaneo, dentro la guerra più lunga” (ed. START InSight). La guerra ormai è davvero finita per l’occidente? che conseguenze può avere questo ritiro?


Cosa rischiamo a riconoscere i talebani? C. Bertolotti a SKY TG24

Il commento di C. Bertolotti (START InSighr e ISPI) e di Yassine Lafram (UCOII) a Sky TG24. Trasmissione del 20 agosto 2021.


Afghanistan: il significato della caduta di Herat

di Claudio Bertolotti

Dobbiamo renderci conto del significato della caduta di Herat, che va ben oltre la conquista territoriale. Questa è una delle città più grandi dell’Afghanistan, crocevia di importanti nodi commerciali e logistici. Città simbolo della resistenza anti-sovietica prima e anti-talebana poi. È la città di Ismail Khan, eroe dell’epopea dei mujaheddin e signore della guerra attorno a cui si sono raccolte le ultime speranze di difesa della città. La conquista di Herat va oggi a coronare l’obiettivo strategico dei talebani, ciò prevenire la ricostituzione di un fronte di resistenza unito. Le offensive delle ultime settimane, che si sono mosse su molte direttrici d’attacco hanno destabilizzato le già deboli forze di sicurezza nazionali e le forme di resistenza locali, soffocandole una ad una. Il nord, che avrebbe potuto essere una speranza per il contenimento talebano e la sopravvivenza dello Stato afghano così come lo abbiamo conosciuto per vent’anni, si è sgretolato sotto la pressione dei talebani, che oggi hanno di fatto sancito l’inizio dell’ultima fase della guerra: l’avvio dell’assedio a Kabul che non significa però conquista in tempi brevi, poiché l’assedio prolungato, da solo, potrebbe aprire le porte della città ai talebani.

Ma una cosa deve essere chiara: l’espansione territoriale dei talebani non corrisponde alla loro capacità di controllare i distretti dai quali hanno cacciato i rappresentanti governativi e le forze di sicurezza. Questo vale in particolare per i distretti periferici, che di fatto il governo non ha mai davvero controllato. I talebani non hanno incontrato ostacoli a livello distrettuale semplicemente perché nessuno era li a presidiarli. Al contrario invece di quanto avvenuto nelle capitali provinciali dove l’effetto psicologico della loro avanzata e del ritiro statunitense, insieme alle pressioni e alle minacce alle famiglie dei comandanti militari, ha fatto da detonatore.

La cosiddetta alleanza del nord su cui si è riposta la speranza di una parte del paese e della comunità internazionale, ha dimostrato di non essere efficace con la caduta di importanti aree del nord conquistate in pochi giorni dai talebani.

Un aspetto però evidenzia una possibile difficoltà che dovrà essere affrontata e risolta dai talebani: la lotta per il potere interna al movimento dove a un’ala politica e pragmatica guidata dal Mawlawi Akundzada – rappresentata a Doha dal mullah Baradar – si contrappone quella militare, estremista e fortemente legata ad al-Qa’ida, capeggiata da Sirajuddin Haqqani, su cui ricadono le responsabilità dei peggiori attacchi suicidi e complessi condotto a Kabul begli ultimi 15 anni.

Cadono anche Kandahar e Lashkar Gah

Insieme a Herat cadono anche Kandahar e Lashkar Gah, quest’ultima era stata recentemente riconquistata dalle forze speciali afghane. Kandahar è strategicamente fondamentale per l’aeroporto internazionale ed è uno dei centri di commercio del Paese. La sua conquista significa sancire la conquista del sud e dell’est del paese. Con la conquista di Herat cade anche l’ovest mentre al governo rimangono, oltre a Kabul e ai distretti centrali, alcuni scampoli al nord dove, a Mazar e- Sharif, il maresciallo Rachid Dostum starebbe riorganizzando una difesa.

COSA COMPORTA LA VITTORIA DEI TALEBANI IN AFGHANISTAN?

Rappresenta la conferma che il jihad è più forte dell’esercito più potente del mondo e di tutti i suoi alleati. I talebani hanno vinto, ma la vittoria è quella jihadista e ciò avrà dirette ripercussioni in termini di spinta all’emulazione, all’adesione al terrorismo, al radicalismo di matrice jihadista a livello globale. Il jihad vince sugli imperi, sulle potenze militari, sulle democrazie. Un risultato politico di portata strategica, che va ben oltre i confini delle province afghane e che da Kabul minaccia tutto il mondo.