Update – Legge sulle armi negli Stati Uniti

Andrea Molle spiega in cosa consiste il disegno di legge denominato Bipartisan Safer Communities Act proposto all’indomani delle stragi di Buffalo e Uvalde.
Corrispondenza del 23 giugno 2022

(Cover Photo by Chip Vincent on Unsplash)


La crisi Ucraina e le nuove prospettive della geospatial intelligence (Formiche)

di Piero Boccardo, DIST/Ithaca, Politecnico di Torino

Articolo originale pubblicato su Formiche n. 180, maggio 2022

Il recente e perdurante conflitto Ucraino ha mostrato in tutta la sua crudezza una serie di conseguenze su di cui è opportuno porre la massima attenzione e proporre, nel contempo, qualche spunto di riflessione. Nell’analisi preliminare e nel monitoraggio giornaliero del teatro bellico, un ruolo fondamentale viene giocato dalla cosiddetta GEOspatial INTelligence (GEOINT) intesa come la disciplina che, mediante l’utilizzo di dati georeferenziati, rappresenta, descrive e analizza fenomeni che si sviluppano in determinate aree geografiche. Nata in un contesto prettamente militare, la GEOINT nel corso degli ultimi anni, si è estremamente sviluppata anche ad altri differenti ambiti di applicazione, dall’energia ai trasporti, dall’agricoltura alle risorse minerarie.

Occorre analizzare i fenomeni complessi

Questa tecnica, caratterizzata dall’impiego massiccio di dati di osservazione della terra acquisiti da sensori posti a bordo delle più svariate piattaforme (satelliti, aerei, droni, veicoli vari), ha permesso, di fornire dati oggettivi da cui potere ricavare informazioni incontrovertibili in modo semplice ed efficace anche da soggetti senza una specifica preparazione nel campo.

Le immagini satellitari ad alta risoluzione geometrica pubblicate dalla quasi totalità dei media, hanno mostrato in un primo momento la concentrazione di mezzi e forze militari lungo le aree di confine Ucraine e poi l’invasione, la documentazione della distruzione (Fig. 1) e delle possibili prove di eccidi di massa a danno dei civili. Questa manifestazione di tipo prettamente documentaristico, in cui l’oggettività del dato (l’immagine satellitare) è facilmente comprensibile a qualsiasi fruitore del dato stesso, non comporta alcuno sforzo di analisi se non una generica localizzazione dell’acquisizione; pochi toponimi, l’indicazione di qualche strada e semplici strumenti di fotointerpretazione, si mostrano molto efficaci nel veicolare l’informazione.

Il problema però si manifesta nel momento in cui si voglia cercare di analizzare fenomeni complessi, in cui i dati necessari per una loro comprensione non siano semplici “frame” che, seppur lecitamente, documentino le atrocità di un conflitto anche per compiacere il voyeurismo del pubblico, ma fonti più complete e stabili nel tempo. In questo caso gli open data che derivano da iniziative nazionali ed internazionali possono giocare un ruolo fondamentale nella comprensione delle reali cause e possibili effetti del conflitto.

Due aspetti chiave: multispettralità e multitemporalità

Tra le diverse fonti, i dati acquisiti nell’ambito del programma europeo Copernicus, è forse la più interessante. La componente upstream, ovvero le diverse costellazioni di satelliti Sentinel che imbarcano sensori sia attivi (radar ad apertura sintetica) che passivi (scanner mutispettrali a diverse risoluzioni geometriche), garantisce l’acquisizione del dato con forti rivisitazioni temporali (da poche ore a qualche giorno); la componente downstream, ossia i servizi basati sui dati satellitari e quelli in-situ, elabora e distribuisce gratuitamente servizi relativi a sei diversi domini di applicazione: atmosfera, ambiente marino, territorio, cambiamenti climatici, emergenze e sicurezza.

Grazie quindi alle diverse tipologie di dati disponibili (sensori in grado di acquisire in tutte le condizioni atmosferiche), alla loro multispettralità (che consente di caratterizzare contenuti tematici quali vegetazione, acqua, incendi, emissioni, ecc.) e la multitemporalità (l’acquisizione ripetuta sulle stesse aree geografiche) è possibile produrre contenuti analitici estremamente interessanti che consentono analisi estremamente efficaci.

Nel caso del conflitto Ucraino, quindi non solo mere documentazioni fotografiche della presenza di mezzi militari o degli effetti della devastazione, ma anche analisi dinamiche relative alle condizioni al contorno; dalla dinamica della vegetazione agricola (che costituirà uno dei più grandi problemi nel corso dei prossimi 2-3 anni, vista la leadership della produzione cerealicola, di girasoli, patate, ecc.), della sicurezza relativa alle infrastrutture di trasporto energetico e della produzione di minerali (con particolare attenzione all’area russofona del Dombass), ma anche alle condizioni dei principali impianti industriali e di produzione di energia da fonte nucleare (fig. 2), non dimenticando tutta la parte relativa alla mobilità sia di merci che di persone (corridoi umanitari).

L’osservazione della terra è uno strumento maturo che permette di estrarre dagli open data disponibili informazione ad alto valore aggiunto; il nostro compito è quello di farlo maturare e divulgarlo con la consapevolezza che guardare dal buco della serratura (semplicemente osservare immagini) può essere utile, ma ciò che veramente risulta indispensabile è avere la chiave per aprire la porta alla geospatial intelligence.


Inchiesta sull’insurrezione al CapitolHill / aggiornamento sul conflitto ucraino

Dalla serie di LIVE streamings a cura del team di analisti di START InSight. 20 minuti di approfondimento sui fatti d’attualità.
In questo video:
Insurrezione del 6 gennaio al Capitol Hill: cosa sta emergendo dall’inchiesta e dalle audizioni? Take-aways nella corrispondenza dagli States di Andrea Molle.
Segue un aggiornamento sul conflitto in Ucraina con Claudio Bertolotti.
Conduce Chiara Sulmoni
Tutte le puntata si possono rivedere per intero sul canale YOUTUBE di START InSight

Aggiornamenti al 17 giugno 2022
(Photo by little plant on Unsplash)


Ucraina: Cosa succede a Severodonetsk? Il commento di C. Bertolotti

Il commento del Direttore Claudio Bertolotti sull’evoluzione della guerra in Ucraina. TV2000, TGTG del 6 giugno 2022.

Gli effetti della guerra di logoramento e attrito

A oltre 100 giorni di guerra entrambi i fronti stanno mostrando segni di stanchezza e vulnerabilità: le forze russe sono stanche, ma quelle ucraine sono esauste e logorate. Questi sono gli effetti di una guerra di logoramento e attrito che si è imposta a partire dal secondo mese.

La battaglia del #Donbas, e ancora di più i combattimenti di #Severodonetsk ci confermano ancora una volta come il combattimento nei centri abitati sia l’opzione che gli eserciti cercano di evitare e che affrontano solamente quando non vi sono alternative. E il controllo di Severodonetsk è essenziale per poter condurre operazioni ad ampio raggio nel settore meridionale: per gestire lo schieramento delle forze, per costringere in una morsa mortale gli ucraini e per avere libertà di movimento, logistico e operativo, lungo le principali strade e autostrade.

Il conflitto nel Donbas ha raggiunto la massima intensità da quando è cominciata. Dopo un periodo di vantaggio tattico sostanziale da parte delle forze russe, due giorni fa si è registrato il contrattacco, limitato, circoscritto ma efficace, da parte delle unità ucraine su Severodonetsk che hanno saputo imporre gravi danni e perdite alle unità russe, tra questi una componente rilevante di miliziani filo-russi e unità associate alla compagnia privata Wagner.

Un ruolo importante è stato giocato dall’artiglieria ucraina nella vicina Lysychansk che ha colpito i reparti russi e le loro retrovie. Un’azione cruenta ma simbolica poiché le aree della città in precedenza sotto il controllo dei russi sono tornate nelle loro mani riportando la situazione al punto di partenza.

Sono gli effetti della guerra di logoramento e attrito, che definiscono i confini di un conflitto di più bassa intensità ma dalla durata indefinita.

Cosa succede a Severodonetsk?

Ad oggi (7 giugno) possiamo appurare che le forze russe mantengono il controllo su gran parte della città di Severodonetsk. Le forze ucraine non possono far altro che rallentare le unità russe che provano a realizzare l’accerchiamento della provincia di Luhansk e al tempo stesso, contengono gli assalti frontali russi a Severodonetsk attraverso contrattacchi locali, limitati e non risolutivi. Al contempo, sempre a Severodonetsk, gli ucraini insistono con una rigida e al momento efficace azione di difesa della riva occidentale del fiume Siverskyi Donets dove i russi starebbero tentando di avanzare in direzione di Slovyansk.

Nel complesso, riporta l’ISW, le forze russe nell’area di Izyum hanno mantenuto la posizione, mentre – a conferma di un sostanziale vantaggio tattico – muovono verso ovest da Lyman su Shchurove e Staryi Karavan e starebbero “ripulendo” Sviatohirsk (il che significa che sono probabilmente impegnati in combattimenti urbani all’interno della città).

Nel settore di Kharkiv i piccoli e limitati contrattacchi ucraini del 5 giugno hanno indotto le truppe russe a mantenere una postura difensiva a nord della città.

Non risolutivi sarebbero stati i tentativi russi di interrompere le linee di comunicazione ucraine a nord-est di Bakhmut.

Infine, la Marina ucraina sarebbe impegnata in azioni di disturbo nel tentativo di limitare la capacità di manovra della flotta russa del Mar Nero, con probabile intento di ridurre la pressione del blocco russo sui porti meridionali dell’Ucraina.


Ucraina: il rischio di una strategia difensiva russa. Il commento del generale Mick Ryan

di Mick Ryan, AM, Strategist, Leader & Author, Retired Army Major General

@WarintheFuture

Mentre l’offensiva dell’esercito russo continua a est, è probabile che a breve termine le forze di Mosca possano raggiungere il limite massimo della loro capacità offensiva. In questo quadro, oggi esploro cosa potrebbe significare per i russi il passaggio a una strategia difensiva in Ucraina.

L’esercito russo ha tentato di riavviare i suoi sforzi in Ucraina. Ha sostituito alti comandanti accusati di fallimento, ha riorganizzato le unità di combattimento, ha iniziato a consolidare le posizioni difensive a nord di Kharkiv e ha condotto ulteriori attacchi missilistici strategici in tutta l’Ucraina.

Raggiunto il livello massimo di capacità operativa russa

L’attuale fulcro operativo delle forze russe è concentrato sul fronte orientale e, in particolare, nell’attività di messa in sicurezza della regione del Donbas. Rispetto alle grandi aspirazioni di Putin nei primi giorni della guerra [quello che si sta definendo] è un obiettivo relativamente modesto. E nonostante il ridimensionamento dei suoi obiettivi, l’esercito russo sta ancora lottando per compiere progressi significativi di fronte all’ostinata difesa degli ucraini e al massiccio afflusso di aiuti militari occidentali. Migliaia di soldati russi sono stati uccisi o feriti e centinaia di veicoli blindati distrutti nell’est del Paese. Nonostante tutto questo sforzo, nell’ultimo mese Mosca ha ottenuto limitate conquiste territoriali.

È possibile che, per supportare la loro offensiva a est, i russi possano lanciare attacchi nelle regioni di Zaporizhia e Kherson. Ma, data la portata della mobilitazione militare ucraina, la quantità di aiuti occidentali e la dimostrata incapacità dei russi di intraprendere con efficacia operazioni su larga scala, è improbabile che anche questo possa portare a risultati significativi. Per questo motivo, è probabile che la capacità russa di continuare le operazioni offensive sia vicina a raggiungere il suo limite massimo.

Gli ucraini hanno corroso la capacità fisica, morale e intellettuale dell’esercito russo. Putin e l’alto comando militare continueranno a chiedere sforzi, progressi e risultati, ma a un certo punto, nel prossimo mese o due, ogni capacità di farlo sarà esaurita. Troppe unità da combattimento russe vengono sprecate, e troppi soldati e giovani ufficiali non hanno la volontà di dare la loro vita per un’istituzione che non riesce nemmeno a nutrirli adeguatamente.

Le quattro sfide per i russi: difensiva, governance, insurrezione, morale

Ma pur a fronte di questa situazione, non dobbiamo illuderci che questo significhi “sconfitta” per i russi, o che questi possano presto lasciare l’Ucraina. Al contrario, i russi passeranno semplicemente a una strategia difensiva. Se a prima vista ciò può sembrare una semplificazione dei problemi dei russi in Ucraina, in realtà solleva una nuova serie di sfide.

La prima sfida è che non avranno più l’iniziativa. L’esercito russo, in una strategia difensiva, sarà in modalità di reazione [e non più di azione]. L’esercito ucraino potrà decidere dove e quando ingaggiare i russi. [In tale possibile scenario], l’iniziativa strategica, operativa e tattica spetterebbe agli ucraini. Questo darebbe all’alto comando militare ucraino flessibilità riguardo al momento, al luogo, alla forza e alla sequenza delle inevitabili controffensive che condurrà per la riconquista dei territori occupati.

Una seconda sfida per i russi è rappresentata dal fatto che molte delle loro unità passeranno dalle operazioni militari [di manovra] alle attività di “supporto all’occupazione”. In effetti, i soldati dovranno diventare governatori nelle aree dell’Ucraina che ancora detengono e che cercano di convertire in colonie russe. Questo non solo sottrarrà [più di quanto già non sottragga] forze militari per la difesa dalle operazioni ucraine, ma richiederà una serie di capacità e competenze normalmente non presenti nelle istituzioni militari russe, in primis la capacità di amministrazione civile. E, come già i russi hanno [amaramente] scoperto in Siria e in Cecenia, [questo è un esercizio] straordinariamente costoso.

Una terza sfida per gli occupanti russi, che andrà ad aggravare i loro già enormi problemi, è che probabilmente dovranno affrontare un movimento di resistenza insurrezionale. Come gli ucraini hanno dimostrato nel corso di questa guerra, sono un popolo fiero, determinato e coraggioso. Ci sono già notizie di insorti ucraini che operano nel sud del paese e, con il passare del tempo, questo fenomeno è destinato ad aumentare nelle aree sotto il controllo dei russi. E i russi sono ben consapevoli del fatto che questi insorti saranno ben sostenuti dall’Occidente.

Infine, l’esercito russo ha un problema di morale. Nel suo saggio su Foreign Affairs, Dara Massicot (@MassDara) descrive una “cultura dell’indifferenza verso il proprio personale che compromette fondamentalmente l’efficacia dell’esercito russo”. A questo problema culturale si sono aggiunti i numerosi rapporti delle agenzie di intelligence e dei media sulle diserzioni dell’esercito russo, sull’incapacità di recuperare i propri morti e sulla mancanza di sostegno alle famiglie dei militari.

I limiti di un esercito di occupazione

Queste sfide peseranno tanto di più quanto più con il trascorrere del tempo e saranno intensificate da un’occupazione a lungo termine caratterizzata da soldati mal guidati, destinati all’amministrazione delle aree occupate, impegnati in una guerra insurrezionale e [con la pia illusione] di conquistare i cuori e le menti degli ucraini patriottici. E l’impiego di un esercito di occupazione imporrà la presenza costante di un gran numero di russi, molti di più di quelli attualmente dispiegati.

La recente decisione ucraina di porre termine alla difesa dell’acciaieria di Mariupol ha rappresentato una piccola vittoria di Pirro per i russi. Ma è improbabile che l’esercito russo ottenga altri piccoli successi di questo tipo. Man mano che la loro offensiva orientale perderà slancio, i russi dovranno così inevitabilmente passare a una strategia difensiva: nel farlo, il loro esercito dovrà affrontare una nuova serie di sfide, sempre più difficili.


Ucraina: la (lenta) avanzata russa e l’ipotesi di allargamento della NATO (tra pro e contro)

di Claudio Bertolotti

Intervista a Radio 1 Rai del 16 maggio 2022 (ore 16.05) e commento del Direttore C. Bertolotti

Il commento del Direttore Claudio Bertolotti (dal minuto 33.30″)

Sviluppi sul campo: le difficoltà russe e il tentativo di accerchiamento (ora ridotto)

Sino a pochi giorni fa eravamo tutti concordi sul fatto che lo sforzo maggiore da parte delle forze russe si sarebbe concentrato sull’area di Izyum che, con i suoi snodi viari e le potenzialità tattiche, era indicato quale obiettivo operativo di maggiore interesse per Mosca, poichè la sua conquista avrebbe garantito al grosso delle forze russe di aggirare quelle ucraine schierate (sul fronte di Luhansk e Donesk). Ed è per questo che su entrambi i fronti la lotta si è fatta accanita.

Ora questo obiettivo, consistente nel completare un accerchiamento su larga scala di unità ucraine dalla città di Donetsk a Izyum, sarebbe stato abbandonato dai russi, in virtù dell’accanita resistenza ucraina e della controffensiva subita dai russi intorno a Kharkiv.

L’alternativa si è dunque ridimensionata a un’azione di accerchiamento più ridotta, forse sempre più ridotta a causa delle gravi perdite e delle limitazioni in termini di capacità di manovra. Questo potrebbe indurre lo stato maggiore russo ad avviare una nuova operazione su Severodonetsk, da nord e da sud, via Rubhizne, il che porterebbe ad ottenere un accerchiamento delle truppe ucraine molto più ridotto rispetto a quanto inizialmente previsto.

Uno stallo? Si, ma a svantaggio della Russia (grazie all’aiuto statunitense)

Di fatto la guerra di logoramento e attrito impone il consolidamento delle linee del fronte, con poche puntate offensive, da entrambe le parti, costringendo i contendenti a consumare le proprie forze con una conseguente diretta riduzione della capacità operativa. Però, c’è un però. Da un lato le forze russe, che comunque mantengono un vantaggio tattico che si riduce sempre più, hanno attinto a una parte consistente della riserva operativa (comprese le milizie e le compagnie private di sicurezza); dall’altro lato le forze ucraine stanno ricevendo sempre più consistenti e rilevanti aiuti dall’Occidente, in particolare da parte degli Stati Uniti: artiglierie, carri armati, intelligence per un valore complessivo di circa 40 miliardi di dollari, aiuti che vanno a sommarsi a quelli già donati.

Il budget russo per la difesa nel 2021 è stato di 65,9 miliardi di dollari (per farci un’idea quello italiano è di meno di 25 miliardi di euro).

Questo dovrebbe darci un’idea di quelli che potrebbero essere gli effetti devastanti per la Russia, in termini militari, di una guerra di medio respiro in cui potrebbe precipitare Mosca. Va detto che, in termini di capacità militare, produzione di armamenti e disponibilità di equipaggiamenti la Russia avrebbe un’autonomia di almeno un anno. Il che si potrebbe tradurre in uno scenario di guerra molto più duraturo di quanto non ci sarebbe aspettsti all’inizio del conflitto con tutte le incognite del caso, incluso il ruolo giocato da potenziali combattenti stranieri. Meno preoccupante dovrebbe essere invece, ma il condizionale è d’obbligo, il ricorso all’armamento nucleare, previsto dalla dottrina russa solo a determinate condizioni che, al momento, non sono all’orizzonte (rischio esistenza dello stato o disfatta militare).

Svezia e Finlandia nella NATO? Pro e contro di un allargamento

Dobbiamo essere molto cauti nel valutare pro e contro di questo processo di allargamento della Nato. Una valutazione complessiva deve tener conto di tre elementi cardine: il primo è il maggior onere per l’Alleanza atlantica, i cui confini di prossimità con la Russia aumenterebbero, e con loro anche lo sforzo in termini contributi militari, a cui solo in parte Svezia e Finlandia riusciranno a compensare. Dall’altro lato, questo è il secondo punto, è indubbio l’indebolimento oggettivo a cui la Russia sta andando incontro: un indebolimento politico ed economico di medio-lungo periodo che sarà difficile da recuperare. Infine, terzo elemento, va tenuto conto del non facile processo di adesione di Finlandia e Svezia alla Nato, la cui praticabilità passa attraverso il consenso unanime degli alleati, e la Turchia ha già manifestato le proprie riserve in merito: questo non vuol dire che i due nuovi paesi non saranno ammessi, ma è certo che ciò avverrà a conclusione di trattative e negoziati che Ankara non mancherà di mettere sul tavolo, anche in virtù dei vantaggi e delle opportunità di un dialogo parallelo tra Russia e la stessa Turchia.


Ucraina: la Russia di Putin e la visione di Macron

di Claudio Bertolotti

Il discorso del Presidente russo Vladimir Putin del 9 maggio, in occasione della parata per celebrare la vittoria sul nazismo nella seconda guerra mondiale, è stato volutamente rassicurante nei confronti dell’opinione pubblica russa, e volutamente contenuto. E al contempo è stato coerente con la visione russa di quanto sta accadendo e di come la sua classe dirigente, e con essa anche il suo popolo, percepisce l’ipotesi di una minaccia permanente. La frase pronunciata da Putin – cito – di un “pericolo cresciuto ogni giorno, la Russia ha dato un colpo preventivo” si colloca esattamente all’interno di questa percezione, che è nota come la sindrome da “fortezza sotto assedio”, una percezione storicamente presente all’interno della società russa e che per questo motivo ha definito la propria politica estera e scritto la dottrina strategica militare prevedendo “azioni preventive” in un’ottica difensiva. È una lettura interessante, che non si limita ad osservare quanto accade dal punto di vista ucraino o occidentale. Questo non vuol dire giustificare, ma offre uno strumento di lettura che spiega il relativo sostegno del sistema e del popolo russo a questa guerra.

Dal punto di vista operativo, lo scontro si è ormai consolidato come guerra di attrito e logoramento e si sta trasformando in una sciagura per la Russia, almeno rispetto alle aspettative iniziali. Russia che mantiene il vantaggio tattico ma con un’Ucraina, sempre più sostenuta dagli Stati Uniti e il Regno Unito e dagli altri paesi occidentali e della Nato, che si rafforza sempre più e che, da una posizione di difesa, sta assumendo una postura attiva caratterizzata da alcune azioni di contrattacco, non rilevanti sul piano generale ma certamente significative e galvanizzanti per il morale delle truppe di Kiev.

LE CONDIZIONI PER UN NEGOZIATO

E allora si guarda al negoziato, al momento lontano dal potersi realizzare perché un negoziato, per essere tale, deve porre sullo stesso piano, in posizione paritaria, i due contendenti; altrimenti è l’imposizione della resa e come tale non verrà accettata da entrambi i soggetti. È necessario trovare una soluzione mediata che consenta a Mosca e a Kiev di uscire a testa alta nei confronti dei rispettivi cittadini. Detto in altri termini, la Russia – e Putin per primo – non accetterà una soluzione che imponga un ritiro senza l’ottenimento di un risultato concreto. Un risultato che non potrà escludere il controllo della Crimea da parte della Russia, e con essa la continuità territoriale con il Donbas.

MACRON: UNA RISPOSTA PRAGMATICA DA LEADER EUROPEO

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dato una risposta da leader europeo, forte, pragmatica, razionale e molto lontana dall’idealismo di chi chiede il ritiro incondizionato della Russia e vuole una partecipazione europea che continui a insistere su un dialogo che parta dal presupposto dell’accordo politico come presupposto all’arresto delle manovre militari. Macron sa, e lo esplicita, che la Russia non farà un passo indietro che possa essere recepito o letto come un’umiliazione. Sostenere l’Ucraina affinchè la Russia non vinca è l’unica opzione per portare a uno stallo operativo da cui partire. Detto in altri termini: è dal campo di battaglia, e dai territori materialmente occupati, che si definisce la base di un accordo negoziale e non il contrario.

E Macron ha l’ardire, o l’onestà intellettuale, di evidenziare un altro aspetto chiave: gli interessi dell’Unione europea non sono gli stessi degli Stati Uniti. E questo spiega la ragione dei diversi approcci, visioni, e partecipazione.

GLI INTERESSI DELL’UNIONE EUROPEA NON SONO QUELLI STATUNITENSI

Guardando alla guerra in Ucraina, gli Stati Uniti hanno una priorità: indebolire la Russia. Una volontà, quella di Washington (e dell’amministrazione guidata da Joe Biden), che non considera le priorità europee e che percepisce la guerra ucraina come un’occasione per porre un freno, economico prima che militare, all’attivismo russo sul piano delle relazioni internazionali; anche a costo di un prolungamento forzato della stessa guerra. Non che la Russia rappresenti una minaccia diretta per gli Stati Uniti, ma l’occasione è quella di rendere Mosca l’anello debole di una possibile coalizione russo-cinese in un’ottica di competizione tra Washington e Pechino. Una competizione che ha ormai da tempo spostato l’asse strategico sull’Oceano Pacifico, relegando il Vecchio Continente in una posizione subordinata e secondaria, ma comunque utile e funzionale agli obiettivi di medio-lungo periodo.

Al contrario, i buoni rapporti tra la Russia e l’Unione Europea, o meglio con alcuni paesi dell’Unione europea – per ragioni prevalentemente commerciali ed energetiche –, rappresentano un potenziale ostacolo a una posizione europea unitaria in termini di sanzioni nei confronti di Mosca. Questo è un limite che lo stesso presidente francese, Emmanuelle Macron, ha posto in evidenza, ancora una volta, invitando gli alleati e i partner ad agire in maniera coerente con quelli che sono i principi e gli interessi di quella stessa Unione che, al contrario degli Stati uniti, ha molto da perdere dal perdurare di un conflitto ai propri confini e che coinvolge un paese, l’Ucraina, che ha espresso il desiderio di entrare a far parte dell’Unione.


9 maggio: la guerra russo-ucraina tra retorica e scontro militare

L’intervento del direttore Claudio Bertolotti a Teleticino (dal minuto 15), Puntata del TG del 6 maggio 2022.

Guarda il video e leggi l’estratto del commento di Claudio Bertolotti, direttore di START InSight

9 maggio: un momento segnato in rosso nell’agenda russa, cosa ci dobbiamo aspettare?

Credo che siano due le aspettative associate al 9 maggio: la prima è un’intensificazione della narrativa associata alla vittoria della Russia contro il nazismo che vedrà una conferma nella caduta di Mariupol difesa fino alla fine da quegli ucraini che la propaganda russa associa ai nazisti, in particolare il battaglione Azov, che pur non essendo stata l’unica unità impegnata nella difesa della città è però quella che ha ricevuto più e forse esclusivamente attenzione mediatica. Dunque Putin avrà gioco facile nel dichiarare l’ottenimento di un successo così importante.

La seconda aspettativa è invece rivolta al campo di battaglia dove le forze russe stanno intensificando le azioni, in particolare nell’area di Kharkiv e Izium, che sono due obiettivi strategici primari. Solo con la loro conquista la Russia potrà agevolmente procedere con l’offensiva sul Donbass e chiudere in una morsa mortale le truppe ucraine che ancora oggi sbarrano la strada agli invasori russi.

Più in generale spesso gli analisti affermano che la Russia non si aspettava questa resistenza Ucraina. La Russia è in difficoltà? La Russia è indubbiamente in difficoltà: prevalentemente sono difficoltà logistiche per le truppe schierate al fronte, e difficoltà tattiche che devono sostenere i battaglioni russi a causa della resistenza ucraina sostenuta dai paesi occidentali. È però vero che la Russia, ad oggi, mantiene il vantaggio tattico, ossia ha ancora il potere di imporre i tempi e le azioni sul campo di battaglia. Una capacità di manovra, quella russa, superiore a quella ucraina, dovuta anche alla superiorità di mezzi ed equipaggiamenti corazzati e di artiglierie che invece sono presenti in maniera ancora limitata sul fronte di Kiev e su cui gli alleati e sostenitori dell’Ucraina stanno discutendo su qualità e quantità di aiuti militari che saranno necessari all’Ucraina per sopravvivere resistendo, anche se ciò non potrà avvenire all’infinito.

Secondo lei che scenari si prospettano per il futuro? È in gioco la sopravvivenza politica di Putin e, ancor di più, della sua eredità politica. È dunque altamente improbabile che, salvo eventi eccezionali, la Russia decida di sospendere le operazioni militari. È vero che la Russia ha già ottenuto un notevole vantaggio: impoverire l’Ucraina, azzerarne le infrastrutture, rendere di fatto il Mare d’Azov un mare nostrum russo attraverso la continuità territoriale dal Dondass alla Crimea passando per Mariupol.

Molto dipende dunque dal ruolo che intendono giocare i partner occidentali di Kiev, in particolare gli Stati Uniti. Al momento l’obiettivo primario di Washington sembra essere quello di indebolire sul lungo periodo la Russia, e le sanzioni economiche vanno in questa direzione e certo non vanno a incidere sulle dinamiche militari. E, in particolare, gli aiuti militari, sono si consistenti, ma adeguati a una buona difesa, ma non a un’azione controffensiva risolutiva, tutt’al più ad azioni di contrattacco, anche di rilievo, ma non decisive.

Sarà una lunga guerra? Sulla carta (perlomeno) quali vie d’uscita ci sono?

La soluzione della guerra russo-ucraina sarà determinata dai risultati sul campo di battaglia, a cui gli accordi negoziali, qualcuno li chiamerà accordi di pace, saranno subordinati. Nessuna trattativa sarà conclusa finchè la Russia non avrà raggiunto l’obiettivo minimale, nella migliore delle ipotesi il consolidamento delle posizioni attuali, o quello massimalista: il congiungimento dei territori costieri dalla Crimea alla Transnistria, di fatto trasformando l’Ucraina in un’enclave terrestre senza sbocco sul mare. Le prospettive, dunque, sono quelle di una guerra a media intensità che potrebbe durare mesi o addirittura anni.


Guerra russo-ucraina: prospettiva tattica per comprendere gli sviluppi della guerra (Prima parte, D+63)

di Fabio Riggi

A

Artiglieria, mezzi corazzati e fanteria: dall’interazione di questi elementi, e anche di quello, molto importante, relativo alla fine graduale della stagione del disgelo (la “Rasputitsa”), che renderà più favorevole la manovra fuori strada alle forze motorizzate e corazzate russe, dipenderà molto dell’esito della battaglia del Donbas, che molto probabilmente vedrà un graduale aumento della pressione degli attaccanti già da questa settimana.

Fabio Riggi

Key Takeaways:

  • Da Izyum alla conquista del Donbas;
  • Il combattimento nei centri abitati avvantaggia gli ucraini;
  • La pianura è diventata impervia per i carri russi? Spazio alla dot-trina (e alla fanteria);
  • L’antidoto russo contro la resistenza ucraina: carri armati e artiglieria.

Il conflitto tra Russia e Ucraina è giunto a oltre due mesi di durata, e anche per ciò che riguarda il livello tattico gli elementi emersi fino a questo momento rendono possibile e opportuno abbozzare alcune considerazioni, e sottolineare alcuni elementi emersi fino a questo momento.

Da Izyum alla conquista del Donbas

Dal punto di vista del quadro generale delle operazioni, dopo aver completato, sostanzialmente in buon ordine, la complessa manovra di ripiegamento dai settori di Kiev e del nord-est dell’Ucraina, le forze terrestri russe sono ora impegnate nella condotta del loro principale sforzo offensivo lungo la linea di contatto del Donbas (in realtà, dopo le prime avanzate delle truppe di Mosca e di quelle delle repubbliche separatiste non più corrispondente a quella iniziale antecedente al 24 febbraio), lungo l’asse di penetrazione posto subito a sud di Izyum, posizione chiave conquistata dai russi il 1° aprile scorso e direttrice che rappresenta il braccio settentrionale della manovra di singolo avvolgimento che i russi stanno perseguendo ormai da settimane ai danni delle brigate ucraine schierate a difesa del Donbas, e più sud-est nella regione di Zaporizhia. La propaggine est di questa manovra, che ha prodotto un andamento convesso del fronte, è il saliente di Severodonetsk, formato a nord da quest’ultima città e circa 35 km a sud da quella di Popasna. Al momento, i russi avrebbero conquistato diversi centri abitati, sia a sud di Izyum sia nord di Severodonetsk, così come almeno una parte di Popasna. Pesanti martellamenti di artiglieria e aviazione, con seguenti attacchi, sono in corso lungo tutta la linea del Donbas e nel settore meridionale di Zaporizhia (dove starebbero operando almeno una parte delle unità russe già impegnate nell’assedio di Mariupol). In particolare, le azioni russe sono in corso sui centri di Vulhedar, Mariinka, Ocheretyne, Krasnohorivka, Novomykhailivka e Avdiivka, mentre più a sud ugualmente investiti dall’offensiva russa sono gli abitati compresi tra Polohy e Huliaiopole, in particolare Orikhiv, Huliaipilske, Malynivka, Stepnohirsk, Neskuchne, Pavlivka, Novodanylivka, Poltavka, Zaliznychne, Preobrazhenka, Vremivka, Belogiria, Temyrivka e Novoandriyivka, dove si starebbero registrando alcune avanzate delle forze russe. A nord, nel settore di Kharkiv, un contrattacco ucraino condotto dalla ormai celebre 92a brigata meccanizzata punta da giorni, avanzando lentamente, sul nodo di Kupiansk (un punto vitale lungo l’asse logistico delle forze russe che parte da Belgorod passando per Valuiky) è ancora in corso, e ha prodotto la conquista di alcuni insediamenti a sud-est di Kharkiv. Nel settore occidentale, quello dell’importante testa di ponte di Kherson, la controffensiva ucraina proveniente da Mykolayiv (ancora nel raggio d’azione dell’artiglieria russa) è ancora in corso, mentre unità russe nei giorni scorso avevano ripreso a condurre delle puntate offensive a nord, verso Krivyi Rih.

Il combattimento nei centri abitati avvantaggia gli ucraini

Come si può vedere, il sommario riassunto delle operazioni in corso continua a essere punteggiato dai combattimenti incentrati sui numerosi centri abitati della regione, e questo induce a sviluppare la prima di una serie di considerazioni su alcuni degli elementi propri del livello tattico del conflitto. Se è vero che ampie zone dell’Ucraina, e in particolare quelle meridionali dove ora sono concentrati i principali sforzi offensivi dell’esercito russo, sono pianeggianti, e quindi tecnicamente definibili a “elevato indice di scorrimento”, dunque teoricamente favorevoli alla manovra di forze pesanti (meccanizzate e corazzate), così com’è avvenuto in questi luoghi nella seconda guerra mondiale in varie e importanti fasi del conflitto sul fronte orientale, è però oggi necessario tenere conto del processo di urbanizzazione avvenuto in quell’area nei decenni che ci separano dagli anni ’40 del secolo scorso. L’efficacia mostrata fin’ora dalle azioni difensive delle unità ucraine, condotte con ampio uso di varia tipologia di armi controcarro, pare essere stato grandemente favorito proprio dalla rete di centri abitati che oggi si trovano sparsi sul territorio, insediamenti sui quali sono state incentrate la maggior parte delle posizioni di frenaggio e resistenza delle forze di Kiev. In realtà, l’effettiva letalità dei sistemi controcarro utilizzati dai difensori, ad onta del profluvio di notizie di stampo propagandistico e della messe, disordinata e “incompetente”, di materiale che popola i social sin dalle prime ore della guerra, è ancora tutta da valutare, e ciò sarà possibile in modo realmente compiuto e aderente alla realtà solo tra molto tempo. Tuttavia, è ragionevolmente certo che il volume di fuoco erogato dall’armamento controcarro dei reparti ucraini ha sicuramente dato un contributo nel rallentare, o anche disarticolare, le avanzate di quelli russi.

La pianura è diventata impervia per i carri russi? Spazio alla dottrina (e alla fanteria)

Il processo in base al quale “la pianura è diventata impervia” per eserciti fortemente meccanizzati, quale quello russo, è stato già studiato in modo approfondito dall’esercito statunitense e da altri della NATO nel corso della guerra fredda, in particolare sul finire degli anni ’70 e nei primi anni ’80 dello scorso secolo. Traendo spunto dall’approfondita analisi dei brillanti successi ottenuti dagli israeliani nella difesa delle alture del Golan nella guerra del Kippur del 1973, lo US Army elaborò quella che venne definita “difesa attiva”, basata sullo sfruttamento di ben organizzate posizioni difensive basate sul massimo sfruttamento del terreno e degli ostacoli che esso offre, dalle quali erogare un elevato volume di fuoco, in particolar modo con sistemi controcarro, in particolare quelli missilistici e media e lunga gittata, “Anti Tank Guided Missile” (ATGM), integrandoli con l’azione difensiva di carri, per infliggere all’attaccante perdite così pesanti da smorzarne l’impeto e in definitiva arrestarne la progressione. Ciò sarebbe servito nella condotta di operazioni difensive che si prevedeva di dover eseguire su quello che era conosciuto come il “Fronte Centrale” della NATO, in Germania, contro le all’epoca preponderanti forze motorizzate (così come nella terminologia sovietica, e oggi in quella russa, sono denominati i reparti di fanteria che in occidente sono indicati come meccanizzati) e corazzate sovietiche, nel quadro di un ipotetico confronto armato con il Patto di Varsavia. La “difesa attiva” venne formalizzata nel corpus dottrinale dell’esercito statunitense con la pubblicazione Field-Manual 100-5 (FM 100-5) del 1976, e poi recepita anche in ambito NATO. L’esercito britannico, in particolare, nell’esaminare lo stesso problema tattico riferito al “Fronte Centrale” (dove schierava le sue forze in corrispondenza delle grandi pianure della Germania settentrionale) esaminò il caso storico dell’operazione “Goodwood”, l’offensiva condotta dalla 2a armata britannica, in Normandia, subito a sud di Caen, durante la seconda guerra mondiale, dal 18 al 20 luglio 1944, quando l’attacco di 5 divisioni britanniche (2 di fanteria e 3 corazzate), preceduto da un imponente fuoco di preparazione terrestre e aereo, fu dapprima contenuto e poi definitivamente arrestato dalla tenace di difesa di unità tedesche appoggiate a una serie di centri abitati organizzati in capisaldi dai quali entravano in azione cannoni controcarro e semoventi cacciacarri. Dopo aver effettuato una serie di simulazioni (“wargames”), i britannici elaborarono il concetto tattico di “Framework Defense”, basato sull’organizzazione a difesa della “rete” di centri abitati presente nelle pianure tedesche, uno schema ripreso a sua volta dallo US Army con la cosiddetta “Grid Defense”, e basato ampiamente sul ricorso a unità di fanteria leggera (o comunque appiedata, nel caso di unità di fanteria meccanizzata), in grado di sfruttare al meglio il valore difensivo offerto dai numerosi piccoli e medi insediamenti urbani che punteggiano il territorio tedesco. La “Grid Defense” fu studiata anche in Italia, come si evince da due articoli apparsi sulla Rivista Militare, il periodico ufficiale dell’Esercito Italiano: “Impiego della fanteria non meccanizzata” (Rivista Militare gennaio-febbraio 1983) e la “la Grid Defense” (Rivista Militare marzo-aprile 1985), scritti dall’allora tenente colonnello Fabio Mini.

Uno sguardo, anche approssimativo, alle caratteristiche del terreno presente nel Donbas ce lo mostra con non poche analogie, per ciò che riguarda il livello di urbanizzazione, seppur su una scala lievemente minore, con quello del celebre “varco di Fulda”, in Germania, o con quello delle altre grandi pianure tedesche, e ancora con quello dell’Italia nord-orientale, oggetto di studio nell’era del confronto bipolare dei piani difensivi dell’Esercito Italiano, e pertanto menzionato espressamente nei citati articoli. Esso risulta fortemente compartimentato, non solo per la presenza di centri abitati, ma anche di infrastrutture industriali, rurali e coltivazioni ad alto fusto, tutti elementi che limitano i campi di vista e di tiro e la sua percorribilità per le formazioni meccanizzate e corazzate. Pertanto, da quando il 19 aprile, come dichiarato da entrambe le parti in lotta, l’offensiva nel Donbas e nel sud-est dell’Ucraina ha avuto inizio, è ben spiegato il lento e sistematico progredire delle forze russe attaccanti, che si sono impegnate in una serie di metodici attacchi alle numerose cittadine e villaggi che si trovano nell’area di operazioni.

L’antidoto russo contro la resistenza ucraina: carri armati e artiglieria

In particolare, già durante le analisi compiute durante la guerra fredda era stato individuato con precisione l’ “antidoto” alle posizioni della fanteria con ATGM: il fuoco di artiglieria. A ben vedere, il miglioramento dello stretto coordinamento delle forze corazzate con l’artiglieria per parare la minaccia dei sistemi controcarro avversari fu uno dei primi correttivi adottati degli israeliani già durante la guerra del Kippur del 1973, subito dopo i primi giorni di conflitto, nell’area di operazioni della penisola del Sinai, accorgimento che non mancò di produrre subito positivi risultati. A tal riguardo, negli anni ’90 dello scorso secolo l’esercito tedesco giunse alla conclusione che la poderosa artiglieria sovietica avrebbe potuto neutralizzare la maggior parte dei capisaldi difensivi e gli schieramenti controcarro degli ATGM della fanteria, traendone alcune riflessioni sull’impiego di queste armi. A tutti gli effetti, il massiccio ricorso al fuoco di artiglieria, sempre nell’ambito di azioni offensive metodiche e progressive, è proprio ciò che le forze russe, nel solco della loro dottrina e tradizione, stanno attuando nel corso della loro offensiva nel Donbas. Peraltro, è bene notare come a fare da contraltare al vantaggio dei difensori sul terreno urbanizzato e compartimentato del Donbas e del sud dell’Ucraina vi è un altro elemento generale di non poco conto, che ancora emerge dall’esame delle operazioni in corso: i russi paiono mantenere ben salda l’iniziativa, mentre i contrattacchi condotti dagli ucraini hanno per il momento ancora un carattere limitato e locale. A tutti gli effetti, le principali critiche che sorsero poco tempo dopo l’introduzione della “difesa attiva”, già nell’ambito dell’esercito statunitense, furono proprio riferite al fatto che essa appariva troppo rinunciataria nei confronti dell’ipotesi di riguadagnare l’iniziativa a livello tattico con contrattacchi di più ampio respiro di quelli locali, affermando che al fine di conseguire risultati di valore operativo occorreva un mutamento di approccio per riprendere a pensare di “vincere” la battaglia, piuttosto che limitarsi a “non perderla”. Da queste riflessioni, nel corso degli anni ’80 sorse la nuova dottrina denominata “Air Land Battle”, più articolata in senso offensivo e rivolta al conseguimento di risultati decisivi. Dall’interazione di questi elementi, e anche di quello, molto importante, relativo alla fine graduale della stagione del disgelo (la “Rasputitsa”), che renderà più favorevole la manovra fuori strada alle forze motorizzate e corazzate russe, dipenderà molto dell’esito della battaglia del Donbas, che molto probabilmente vedrà un graduale aumento della pressione degli attaccanti già da questa settimana.


La crescente presenza della Russia in Mali: tra sostegno politico e aiuto militare

di Marco Cochi

Mentre le forze d’invasione russe intensificano l’offensiva militare per conquistare le città ucraine, la giunta militare, al potere in Mali dall’agosto del 2020, lo scorso 17 aprile ha reso noto di aver ricevuto dalla Russia una nuova fornitura di equipaggiamenti militari. Si tratta di due elicotteri da combattimento e da trasporto truppe Mil Mi-24P, di un sistema radar aereo di quarta generazione e di altro materiale bellico.

Un altro lotto comprensivo di due elicotteri da combattimento e da trasporto truppe Mil Mi-35P, un sistema radar aereo 59N6-TE e altre attrezzature militari erano stato ricevute dal governo provvisorio di Bamako il 31 marzo, mentre lo scorso ottobre una fornitura di quattro elicotteri da trasporto multiruolo Mil Mi-17 e una serie di armamenti, erano stati consegnati dai russi all’aeroporto internazionale Modibo Keïta di Bamako.

Attraverso un comunicato stampa della Direzione dell’informazione e delle pubbliche relazioni delle Forze armate (Dirpa), il capo di stato maggiore dell’esercito maliano, Oumar Diarra, non ha mancato di manifestare il suo compiacimento per l’avvenuta consegna, che comprova un partenariato assai fruttuoso con la Federazione russa.

Diarra ha poi aggiunto che lo stock appena ricevuto da Mosca «è anche la manifestazione di una volontà politica molto forte di dotare l’esercito maliano di mezzi più moderni affinché possa svolgere al meglio la sua missione di difesa dell’integrità territoriale».

Secondo il generale Diarra, questo nuovo lotto di equipaggiamento proveniente dalla Russia aiuterà sicuramente le Forze armate maliane (FAMa) nella lotta quotidiana per sradicare il terrorismo su tutto il territorio nazionale. L’alto ufficiale ha poi precisato che nell’ambito della cooperazione tra Mali e Russia seguirà l’invio di altri equipaggiamenti militari, da parte di Mosca.

Del resto, lo scorso 6 marzo, poco meno di due settimane dopo che la Russia aveva invaso l’Ucraina, su Jeune Afrique è stata pubblicata la notizia che il generale Diarra e il colonnelloSadio Camara, attuale ministro della Difesa del Mali, sono volati a Mosca per discutere l’ulteriore consegna di equipaggiamento militare.

Sembra evidente, che i rapporti con il Cremlino hanno radici ben più profonde di quanto dichiarato dalla propaganda della giunta militare presieduta dal colonnello Assimi Goïta. Giunta che si ostina a non definire in maniera chiara il calendario della transizione, che dovrebbe concludersi con le elezioni e il passaggio dei poteri ai civili.

Un atteggiamento che ha creato a Bamako vari problemi con l’Ecowas, la Comunità economica dell’Africa occidentale. Mentre ai vertici della Nazioni Unite si stanno interrogando sull’opportunità di rinnovare il mandato in scadenza della Minusma, la missione Onu che dal 2013 opera in Mali per aiutare la stabilizzazione del paese.

Senza tralasciare, che lo scorso 2 marzo, il Mali è stato tra i 17 paesi africani che si sono astenuti dal voto della risoluzione di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (28 paesi africani hanno votato a favore della risoluzione, otto paesi non hanno votato e l’Eritrea ha votato contro la risoluzione).

La Russia ha ampiamente mantenuto la sua presenza in Mali, nonostante il Cremlino abbia richiamato molti suoi mercenari della società militare privata Wagner attivi in Libia e nella Repubblica centrafricana per combattere accanto alle truppe di Mosca in Ucraina. Come confermato da Stephen Townsend, capo di AFRICOM, Comando militare per le operazioni USA nel continente africano, in un’intervista esclusiva a VOA news il 17 marzo scorso.

In Mali, sono impegnati circa 1.000 effettivi russi, tra istruttori militari e contractor del Gruppo Wagner. Mentre circa 200 militari maliani e nove agenti di polizia stanno attualmente ricevendo formazione in Russia, come dichiarato lo scorso 7 aprile da Anna Evstigneeva, la vice rappresentante permanente della missione russa presso le Nazioni Unite.

Inoltre, il quotidiano francese Libération e Human Rights Watch hanno accusato i miliziani del gruppo Wagnerdi aver perpetrato tra il 27 e il 31 marzo scorso nella località di Moura, nella regione centrale di Mopti, il massacro di centinaia di civili durante un’operazione militare.

Nel corso del raid, avvenuto durante lo svolgimento di una fiera del bestiame, sono rimasti uccisi tra i 200 e i 400 civili mitragliatidagli elicotteri oppure uccisi a sangue freddo nelle perquisizioni casa per casa perché identificati come jihadisti. Un’identificazione motivata solo dalle barbe lunghe o dell’accento che contraddistingue i pastori fulani, spesso accusati di essere vicini ai gruppi islamisti attivi nel paese.

Tuttavia, la giunta militare ha respinto ogni accusa al mittente e ha affermato che più di 200 terroristi sono stati neutralizzati, a seguito di un’operazione militare “su larga scala”. Inoltre, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova si è congratulata con le autorità maliane per questa importante vittoria nella lotta contro la minaccia terroristica. 

Zakharova ha poi negato le accuse secondo cui mercenari russi avrebbero preso parte alla missione, affermando che queste accuse fanno parte di una campagna di disinformazione messa in atto dall’Ucraina a danno della Russia.

Tutto ciò indica che, nonostante il sempre più pressante impegno militare in Ucraina, Mosca sta cercando di preservare i suoi crescenti interessi diplomatici e militari in Mali e anche nel resto dell’Africa, dove dal 2018 le forze russe irregolari hanno fornito uomini e addestramento a governi e movimenti ribelli.