Il piano di pace di Trump per l’Ucraina? Una resa senza condizioni.
di Claudio Bertolotti.
Il piano in 28 punti proposto da Trump, se confermato così come annunciato, sarebbe inaccettabile da parte dell’Ucraina, a meno di non dichiarare contestualmente la capitolazione di fronte all’aggressione della Russia.
E dico questo perché la cessione territoriale è un’accettazione della sconfitta. Oggi l’Ucraina non è sconfitta, semplicemente non è nelle condizioni di poter vincere la guerra e, con il passare del tempo, potrebbe non essere in grado di tenere il fronte.
Sì, perché l’Ucraina resiste solamente grazie al supporto militare, tecnologico e di intelligence occidentale. Senza di quello avrebbe già perso. E forse questo potrebbe essere l’asso nella manica di un Trump determinato a porre fine al conflitto: non dare all’Ucraina la possibilità di scelta togliendo o riducendo al minimo gli aiuti militari di Washington e lasciando che il tempo giochi a favore della Russia. Ma Trump non vuole che la Russia prosegua la guerra, perché sa che non si fermerebbe al limite del Donbass, ma andrebbe oltre con il tempo.
E il tempo è il fattore determinante a favore di una Russia che mantiene il vantaggio tattico ormai da due anni e mezzo. In questo momento, direi che quel “piano di pace” è politicamente quasi impossibile da realizzare, almeno nelle forme trapelate sui media.
Il piano punterebbe innanzitutto a una cessione a Mosca dell’intero Donbas, comprese le aree ancora controllate da Kiev, al riconoscimento definitivo della Crimea e dei territori occupati, e al congelamento delle linee sul resto del fronte. A ciò si aggiungerebbero la riduzione significativa delle forze armate ucraine e limiti stringenti alle capacità d’attacco a lungo raggio, in cambio di garanzie di sicurezza occidentali e della fine delle ostilità. Si tratterebbe, però, di una bozza informale: non è un accordo ufficiale e non ha finora ricevuto l’assenso né del governo ucraino né degli alleati europei.
Per Kiev, l’accettazione di un simile compromesso risulta quasi impossibile. La Costituzione ucraina stabilisce che qualsiasi modifica territoriale debba passare attraverso un referendum nazionale, e vieta emendamenti che compromettano l’integrità dello Stato. Un referendum, peraltro, non è praticabile sotto legge marziale. Inoltre, significherebbe chiedere alla popolazione di approvare la rinuncia definitiva a territori che il Paese considera parte integrante della sua sovranità. Anche l’opinione pubblica resta, nella sua maggioranza, contraria a concessioni territoriali: pur stanca del conflitto, una parte significativa degli ucraini teme che un accordo affrettato possa trasformarsi in una resa mascherata. Per Zelensky, già indebolito internamente, firmare un’intesa percepita come capitolazione equivarrebbe ad affrontare una crisi politica potenzialmente devastante, con il rischio concreto di fratture interne e radicalizzazione.
Europa e Stati Uniti?
Neppure dal lato occidentale il piano appare realmente sostenibile. Le principali capitali europee hanno reagito in modo critico, definendo l’impostazione come una forma di “capitolazione” e ricordando che una pace stabile non può basarsi sulla legittimazione dell’aggressione. Senza il consenso di Kiev e dell’Unione Europea, un’intesa scritta tra Washington e Mosca avrebbe pochissime possibilità di reggere; anzi, rischierebbe di dividere ulteriormente il fronte occidentale anziché avvicinare la fine della guerra.
La Russia?
Dal punto di vista russo, la proposta sarebbe indubbiamente conveniente: consoliderebbe gli attuali guadagni territoriali, ridurrebbe la forza militare ucraina e limiterebbe l’arrivo di armi occidentali. Proprio per questo, tuttavia, il Cremlino potrebbe ritenere opportuno proseguire le operazioni militari nella convinzione di poter ottenere ancora di più, soprattutto nelle zone dove mantiene l’iniziativa.
Nel complesso, la fattibilità immediata del piano è estremamente bassa. È percepito come una resa da Kiev e da buona parte dell’Europa, e urta contro vincoli costituzionali difficilmente superabili. Nel medio periodo potrebbe però influenzare il dibattito politico, ridefinendo ciò che una parte dell’establishment occidentale considera negoziabile. Tuttavia, difficilmente sarà questo il documento che chiuderà il conflitto: una vera intesa richiederà il pieno coinvolgimento dell’Ucraina e dell’UE, garanzie di sicurezza molto più solide e, soprattutto, un formato negoziale che non somigli a una capitolazione unilaterale.