2025.08.08_SKY

Gaza: il punto di C. Bertolotti a SKY TG24.

di Claudio Bertolotti.

VAI ALL’INTERVISTA DI C. BERTOLOTTI A SKY TG 24 (Puntata dell’8 settembre 2025): https://video.sky.it/news/mondo/video/sky-tg24-mondo-puntata-dell8-agosto-1028275

L’operazione israeliana a Gaza City, così come delineata dalle autorità di Tel Aviv, si muove in un territorio grigio in cui il diritto alla difesa si scontra con il dovere di limitare l’impatto sulla popolazione civile. Sul piano strettamente legale e strategico, le misure proposte possono essere considerate legittime, a condizione che vengano adottati tutti gli strumenti possibili per ridurre il numero delle vittime innocenti e prevenire danni sproporzionati. È questa, però, una condizione tanto chiara in teoria quanto difficile da realizzare nella pratica.

La realtà operativa è che Hamas non rinuncerà alla propria strategia di utilizzare la popolazione come scudo umano. Ospedali, scuole e asili resteranno obiettivi ambigui, luoghi in cui l’infrastruttura civile si sovrappone a funzioni militari. Ciò crea un contesto urbano in cui la distinzione tra combattenti e civili è volutamente confusa, trasformando ogni intervento militare in un dilemma etico e operativo.

In questo scenario, il rischio principale per Israele non è solo il costo immediato dell’operazione, ma la sua trasformazione in un pantano prolungato. La guerra urbana, con il suo logoramento quotidiano, può diventare il preludio a una fase insurrezionale in cui il conflitto si estende oltre il controllo territoriale, alimentato da risentimento, vendetta e un senso diffuso di occupazione.

A ciò si aggiunge una questione logistica e umanitaria di proporzioni imponenti: la gestione del deflusso e dell’assistenza a un milione di abitanti di Gaza. Fornire loro servizi minimi essenziali – acqua, elettricità, assistenza medica – in un contesto di distruzione infrastrutturale è un compito che metterebbe a dura prova qualsiasi forza armata o amministrazione civile. Per Israele, sarà un banco di prova quasi impossibile da superare senza il sostegno di attori esterni, sia sul piano umanitario che politico.

E allora, che accadrà? Con ogni probabilità, vedremo un’escalation lenta ma inesorabile, in cui l’obiettivo di neutralizzare Hamas rischia di cedere il passo alla gestione di una crisi umanitaria e di sicurezza sempre più complessa. La legittimità dell’operazione, pur riconosciuta in termini giuridici, sarà giudicata dall’opinione pubblica internazionale e regionale non solo dai risultati militari, ma dalla capacità – o incapacità – di Israele di garantire la sopravvivenza e la dignità della popolazione civile.

In definitiva, è in questo equilibrio precario tra forza e responsabilità che si giocherà il futuro della Striscia (e dell’intera regione).