quanto è distante quel fronte dall’Italia? Dai sabotaggi alle operazioni cyber, fino alla manipolazione informativa e alle possibili interferenze elettorali, Claudio Bertolotti analizza una minaccia che tende a muoversi deliberatamente sotto la soglia della guerra convenzionale. Il vero obiettivo di Mosca non sarebbe lo scontro diretto con la NATO, quanto aumentare vulnerabilità, costi e divisioni interne all’Europa. E l’Italia, per peso politico e infrastrutture strategiche, non può considerarsi al riparo.
Unione Europea ha sempre
aspirato a rafforzare la sua sicurezza collettiva e l’autonomia strategica.
Negli ultimi anni, iniziative come la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), il Fondo europeo per la difesa (EDF) e la Revisione annuale coordinata
sulla difesa (CARD) sono state lanciate per potenziare le capacità di difesa europee. Tuttavia, queste iniziative, pur essendo simbolicamente significative,
non sono riuscite a dare all’Europa un framework per la sicurezza coerente ed efficace. Con l’aumento delle tensioni geopolitiche, in particolare con una Russia sempre più aggressiva e l’instabilità in corso in Medio Oriente e Nord Africa, è giunto il momento per l’Europa di riconoscere i difetti fondamentali
nel suo attuale approccio alla difesa e considerare soluzioni più radicali.
Per quasi otto decenni, le nazioni dei Five Eyes hanno operato sulla base della fiducia reciproca. Questa fiducia ha permesso loro di cooperare senza problemi, condividendo non solo informazioni di intelligence, ma anche priorità strategiche. Tuttavia, gli sviluppi recenti sotto la leadership di Donald Trump hanno sollevato preoccupazioni che questa partnership potrebbe essere sull’orlo del collasso.
L’idea che l’Italia possa dotarsi di un’arma nucleare è un tema complesso, con implicazioni economiche, politiche e strategiche. In uno scenario ipotetico, Roma potrebbe scegliere tra due modelli: una triade nucleare completa, come quella di Stati Uniti, Russia e Cina, oppure una forza nucleare più limitata, simile alla “Force de Frappe” francese. Ma quanto costerebbe ciascuna opzione?
La scelta di Trump di spingere verso una conclusione del conflitto, anche a discapito dell’Ucraina, è razionale e coerente con la sua promessa elettorale, cioè quello per cui è stato eletto. Ed è, soprattutto, “una leva con cui fare forza nei confronti di Zelensky affinché il presidente possa rispondere al proprio elettorato, al quale aveva promesso di porre termine alla guerra russo-ucraina. È quindi una scelta di politica interna rispetto a un costo che viene imposto ai contribuenti statunitensi”.
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