Cuba alla resa dei conti
di Melissa de Teffé da Washington, DC – Giornalista con Master in Diplomazia presso l’ISPI, esperta di politica statunitense, accreditata per START InSight presso il Dipartimento di Stato (USA)
Avevamo lasciato il Segretario di Stato Marco Rubio a Roma che rassicurava tutti, ma soprattutto il Papa, che gli Stati Uniti, nonostante i profondi tagli al dipartimento USAID, avrebbero allocato 100 milioni di dollari per aiutare la popolazione di Cuba attraverso la potente mano della Caritas Cattolica. Questo gesto umanitario, a ridosso sia della guerra in Iran sia della situazione venezuelana — con il blocco delle forniture di petrolio e quindi di energia a Cuba — dimostrerebbe buona volontà.
Ed ecco che il 20 maggio, giorno della festa d’indipendenza di Cuba, Rubio -figlio di esuli cubani- non perde l’occasione per rivolgersi direttamente ai cittadini dell’isola con parole dal forte impatto emotivo, che vogliono spiegare la posizione americana e scardinare la narrativa del regime:
“La ragione per cui siete costretti a sopravvivere 22 ore al giorno senza elettricità non è dovuta a un “blocco” petrolifero da parte degli Stati Uniti. Come sapete meglio di chiunque altro, soffrite di blackout da anni.
La vera ragione per cui non avete elettricità, carburante o cibo è che coloro che controllano il vostro Paese hanno saccheggiato miliardi di dollari, ma nulla è stato utilizzato per aiutare il popolo.
Trent’anni fa, Raúl Castro fondò una società chiamata GAESA. Questa società è di proprietà delle Forze Armate, che la gestiscono, e ha entrate pari a tre volte il budget del vostro attuale governo. Oggi, mentre voi soffrite, questi uomini d’affari possiedono 18 miliardi di dollari in beni e controllano il 70% dell’economia di Cuba. Traggono profitto da hotel, edilizia, banche, negozi e persino dal denaro che i vostri parenti vi inviano dagli Stati Uniti; tutto, tutto passa dalle loro mani. Da queste rimesse trattengono una percentuale, ma dai profitti di GAESA a voi non arriva nulla.
Invece di usare il denaro per comprare petrolio, come tutti gli altri Paesi del mondo, dipendevano dal petrolio gratuito di Hugo Chávez e Maduro per tenersi i soldi. Ma ora che il petrolio gratuito ha smesso di arrivare, comprano il carburante per i loro generatori e i loro veicoli, mentre al popolo viene chiesto di fare sacrifici.
Invece di usare il denaro per mantenere e modernizzare le centrali elettriche danneggiate, usano i soldi per costruire altri hotel per stranieri e per mandare i loro parenti a vivere nel lusso a Madrid e persino qui negli Stati Uniti.
Oggi Cuba non è controllata da alcuna “rivoluzione”. Cuba è controllata da GAESA. Uno “Stato nello Stato” che non rende conto a nessuno e accaparra i profitti delle sue attività a beneficio di una ristretta élite. E l’unico ruolo svolto dal cosiddetto “governo” è quello di esigere che continuiate a fare “sacrifici” e di reprimere chiunque osi lamentarsi.
Il Presidente Trump offre una nuova relazione tra gli Stati Uniti e Cuba. Ma deve essere direttamente con voi, il popolo cubano, non con GAESA.
In primo luogo, offriamo 100 milioni di dollari in cibo e medicine per voi, il popolo. Ma devono essere distribuiti direttamente al popolo cubano dalla Chiesa cattolica o da altri gruppi caritativi di fiducia. Non rubati da GAESA per essere venduti in uno dei loro negozi.
Tuttavia, al popolo cubano non interessa la carità permanente. Voi volete l’opportunità di vivere nel vostro Paese così come i vostri parenti vivono negli Stati Uniti o in altri Paesi del mondo….
Oggi a Cuba, solo chi è vicino all’élite di GAESA o ne fa parte può avere attività redditizie….Una nuova Cuba in cui voi, e non solo GAESA, potrete aprire una banca o avere un’impresa edile….Una nuova Cuba in cui voi, e non solo il Partito Comunista di Cuba, potrete possedere una stazione televisiva o un giornale…..E una nuova Cuba in cui avrete la reale opportunità di scegliere chi governa il vostro Paese e votare per sostituirlo se non sta facendo un buon lavoro…..E, attualmente, l’unica cosa che si frappone alla strada verso un futuro migliore sono coloro che controllano il vostro Paese.”

Il colpo di scena giudiziario
Quasi contemporaneamente, in un ennesimo colpo di scena, mentre Rubio termina il suo discorso, l’Acting Attorney General Todd Blanche apre una conferenza stampa nella storica Freedom Tower di Miami — l’edificio simbolo dell’esilio cubano che tra il 1962 e il 1974 ospitò il Cuban Assistance Center, accogliendo centinaia di migliaia di profughi in fuga dal regime di Fidel Castro. Il motivo della convocazione è la presentazione ufficiale di un clamoroso atto d’accusa sostitutivo (superseding indictment) per omicidio e cospirazione contro Raúl Castro, oggi 94enne, i cui dettagli erano finora secretati. Le accuse si riferiscono all’abbattimento, avvenuto il 24 febbraio 1996, di due aerei civili disarmati dell’organizzazione umanitaria Brothers to the Rescue, costato la vita a quattro persone. La mossa coordinata punta a sfruttare il momento di estrema fragilità dell’isola, colpita da una gravissima crisi energetica. L’amministrazione USA sta mandando un messaggio chiaro ai quadri intermedi del governo e dell’esercito cubano: la leadership storica è formalmente incriminata dalla giustizia internazionale, mentre per il popolo c’è un pacchetto di aiuti pronto e la fine dell’isolamento economico.
La pressione politica e la svolta
Sempre quasi in un afflato armonico, alcune ore prima dell’annuncio di Blanche, quattro deputati repubblicani di origine cubana — Mario Díaz-Balart, Carlos Gimenez, Nicole Malliotakis e Maria Elvira Salazar — hanno tenuto una conferenza stampa a Capitol Hill, chiedendo l’incriminazione di Castro. Gimenez ha ricordato come quegli aerei stessero solo cercando persone in mare, definendole “solo quattro delle probabilmente migliaia di persone che Raúl Castro ha ucciso”. La deputata Salazar ha evocato il duro precedente del leader venezuelano: «Pensavano che il presidente Trump non fosse serio, e guardate dove si trova ora Maduro — in una prigione federale a New York».
Il comunicato del Dipartimento di Giustizia convalida formalmente queste dichiarazioni, specificando che l’organizzazione operava nello Stretto della Florida per “cercare migranti cubani in difficoltà” e che i due Cessna sono stati distrutti senza preavviso “al di fuori del territorio cubano, nello spazio aereo internazionale”. L’imputazione non ammette sconti legati al ruolo politico e prevede come pena massima l’ergastolo o la pena di morte. Tra i co-imputati, il pilota Luis Raúl González-Pardo Rodríguez si trova sorprendentemente già in custodia negli Stati Uniti, dopo essere caduto in trappola da solo a causa di dichiarazioni mendaci sui suoi documenti di immigrazione.
L’ombra della tempesta militare
La tensione è ormai giunta al punto di rottura. Di recente, Axios ha riportato che Cuba avrebbe acquisito centinaia di droni militari per l’eventualità di un’invasione USA. Molti analisti di sicurezza nazionale hanno interpretato quel reportage come una fuga di notizie mirata a costruire “il” caso per un attacco militare statunitense.
Questo scenario sembra trovare parziale conferma nei movimenti sul campo. I tracciamenti radar indicano un’intensa attività di ricognizione da parte del Pentagono a ridosso delle coste cubane. Brian Fonseca, direttore del Jack D. Gordon Institute for Public Policy, inquadra così la situazione: «Gli Stati Uniti stanno inviando un messaggio inequivocabile all’Avana. Più che un’operazione imminente, si stanno ponendo in modo metodico le basi logistiche e il pretesto legale per un potenziale intervento armato sull’isola, mantenendo l’uso della forza come ultima, letale risorsa sul tavolo».

Tuttavia, l’ipotesi di uno scontro frontale solleva dubbi tra gli strateghi di Washington. Daniel DePetris, analista del think tank Defense Priorities, invita alla prudenza indicando i rischi strutturali di un’invasione: «Non c’è dubbio che l’amministrazione Trump stia esaminando l’azione militare a Cuba come un’opzione concreta del Pentagono. Tuttavia, il fatto di vantare un netto vantaggio tecnologico non si traduce automaticamente in una vittoria strategica». L’apparato difensivo e la militarizzazione interna rischiano infatti di impantanare le forze americane in una logorante guerriglia urbana.
La linea geopolitica più accreditata suggerisce quindi che l’incriminazione formale di Raúl Castro punti a una strategia di soffocamento totale per provocare un collasso dall’interno. Come osservato da Lee Schlenker del Quincy Institute for Responsible Statecraft, i nuovi decreti americani mirano a isolare lo “Stato nello Stato” gestito dalla holding militare GAESA, tagliando fuori ogni partner commerciale straniero.
Tra la promessa di aiuti alla popolazione, la pressione legale sui leader storici e lo spettro dei droni nei cieli dei Caraibi, la tragedia cubana è giunta all’ultimo atto: per l’élite dell’Avana il tempo è scaduto, e la scelta rimasta è ormai solo tra una transizione forzata o il rischio reale di un conflitto aperto.






There are no comments
Add yours