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Radicalizzazione 2025: l’estremismo giovanile violento a dieci anni dalla tragedia del Bataclan

di Chiara Sulmoni, presidente di START InSight

Dieci anni dopo gli attacchi terroristici che hanno colpito Parigi il 13 novembre 2015, di cui il Bataclan rappresenta la triste memoria collettiva, l’Europa si trova a fare i conti con una trasformazione profonda della minaccia radicale. Non si tratta più del terrorismo organizzato e delle azioni coordinate dello Stato Islamico dell’epoca, ma di una galassia di gesti, simboli e linguaggi violenti che nascono ai margini della rete e coinvolgono un numero crescente di adolescenti.

Il Rapporto 2025 sulla sicurezza della Svizzera lo afferma con chiarezza: “i casi di minori e giovani adulti che si radicalizzano online e sviluppano intenzioni terroristiche continueranno ad aumentare”. Dall’Europa all’Australia, dagli Stati Uniti all’Asia, la radicalizzazione giovanile si manifesta come un’epidemia sociale che attraversa confini, culture e matrici ideologiche.

Nel Michigan e nel New Jersey, a novembre 2025, sono stati arrestati diversi adolescenti in contatto fra loro — inclusi dei minorenni e alcuni provenienti da contesti familiari privilegiati — accusati di pianificare un attacco terroristico in nome dell’ISIS durante il weekend di Halloween. Negli stessi giorni a Canberra (Australia), un diciassettenne è stato fermato e accusato di aver progettato attacchi ispirati a ideologie razziste ed estremiste: avrebbe dichiarato che questi piani gli davano uno scopo durante la depressione[1].

Il direttore dell’intelligence australiana ha parlato recentemente di una deriva preoccupante: minorenni che condividono video di decapitazioni nel cortile della scuola e un dodicenne che avrebbe manifestato l’intenzione di far esplodere un luogo di culto. L’età media in cui i minori entrano per la prima volta nel radar dei servizi di intelligence australiani è oggi di 15 anni.

Inoltre, ha sottolineato che, secondo le previsioni interne, nei prossimi anni raggiungerà l’età più esposta alla radicalizzazione una generazione cresciuta interamente online. Per molti di questi giovani, il mondo digitale rappresenta ormai il principale riferimento per costruire la propria identità, il senso di appartenenza e la percezione della realtà[2].

In Inghilterra e Galles, la fascia fra gli 11 e i 15 anni occupa il primo posto nelle segnalazioni per sospetta radicalizzazione. Il programma nazionale di prevenzione nel 2024 ha dovuto aggiornare le categorie in cui suddivide i casi, includendo voci come “fascinazione per la violenza estrema o per gli attacchi di massa” per descrivere moventi privi di motivazioni ideologiche ma caratterizzati da ossessione per la violenza.

La Francia registra 17 minori incriminati per reati collegati al terrorismo tra gennaio e novembre 2025[3], due dei quali avrebbero pianificato attacchi contro la Torre Eiffel e sinagoghe parigine. Tre giovani donne fra i 18 e i 21 anni, sono state fermate e accusate di preparare un attentato jihadista nella capitale. Di fronte a questa tendenza, all’inizio dell’anno la Procura nazionale antiterrorismo ha pensato ad istituire una sezione dedicata ai minori, per studiare e prevenire in modo più efficacie la radicalizzazione precoce[4].

Circa un terzo delle persone arrestate per reati di terrorismo nell’Unione Europea nel 2024 aveva meno di 20 anni.

In Belgio, un terzo circa dei soggetti che negli ultimi tre anni hanno pianificato attacchi non aveva ancora raggiunto la maggiore età.

In Italia, nel luglio 2025, la Polizia di Stato ha eseguito ventidue perquisizioni nei confronti di adolescenti tra i 13 e i 17 anni legati a contesti estremisti di diversa matrice.

Nella Svizzera tedesca, nella primavera del 2025 sarebbe stato sventato un attentato di matrice islamista da parte di un 18enne[5]. Nel Canton Vaud, i casi di minori seguiti dall’unità di prevenzione delle radicalizzazioni -un servizio attivo dal 2018[6]-, costituiscono quasi la metà del totale, con bambini che sono rimasti coinvolti già a partire dai 10 anni. Per la metà, si tratta di ragazze[7]. Questa percentuale paritaria non è frequente.  

Il servizio di mentoring del Canton Berna, nel 2024, ha accompagnato 12 persone radicalizzate, di età compresa tra 11 e 20 anni.[8] Lo scorso anno l’allora capo dell’intelligence aveva dichiarato che la svizzera è toccata dal fenomeno della radicalizzazione dei minori più di altri paesi europei. Nella Confederazione, lo jihadismo rimane in testa alle preoccupazioni.


La salute mentale come nuova frontiera della sicurezza

Secondo Europol, la combinazione fra isolamento sociale, disagio psicologico e uso intensivo delle tecnologie digitali costituisce oggi il terreno più fertile per la radicalizzazione precoce.
La salute mentale, in questo contesto, non è un tema secondario: ansia, depressione, solitudine e senso di inutilità rappresentano oggi fattori chiave che possono spingere i giovani verso narrative polarizzanti e totalizzanti.

The Psychology of Extreme Violence: A Case Study Approach to Serial Homicide, Mass Shooting, School Shooting and Lone-actor Terrorism book cover

Come ricorda Clare Allely nel suo libro The Psychology of Extreme Violence, “la violenza nasce spesso dal tentativo dell’individuo di recuperare un senso di valore o significato personale perduto o minacciato”. La radicalizzazione, allora, non è solo una questione di ideologia, ma un meccanismo di compensazione.


Alcune ricerche e dati statistici evidenziano che nei processi di radicalizzazione individuale, in particolare tra adolescenti, possono essere presenti condizioni neurodivergenti (come i disturbi dello spettro autistico) o difficoltà di regolazione emotiva e sociale. Non si tratta di una relazione causale, ma di una vulnerabilità specifica: chi fatica a decodificare norme sociali o emozioni altrui può essere più esposto a comunità online che offrono identità rigide, appartenenza immediata e linguaggi semplificati.

Per tutti questi motivi, da tempo ormai si parla della necessità di un approccio di salute pubblica alla prevenzione della radicalizzazione: non più solo sicurezza e intelligence, ma benessere mentale, sostegno psicologico e resilienza comunitaria.


L’ecosistema digitale come “camera dell’identità”

L’estremismo contemporaneo è autonomo e reticolare. Non risponde più a una leadership gerarchica, ma vive in una rete di simboli e riferimenti che mutano in continuazione. La propaganda si diffonde attraverso linguaggi emotivi e visivi — meme, video brevi, canzoni, influencer — in grado di catturare bisogni identitari e compensare la mancanza di riconoscimento nella vita reale.

Le piattaforme digitali diventano spazi di appartenenza emotiva, dove la socializzazione avviene in modo nuovo e frammentato. Qui la radicalizzazione non si costruisce più solo attraverso legami ideologici tradizionali, ma tramite interazioni online, imitazione di modelli violenti e partecipazione a comunità che mescolano jihadismo, suprematismo, incel (i cosiddetti celibi involontari, una sottocultura digitale con un proprio linguaggio e vari gradi di misoginia), complottismi e derive esoteriche. Questa ibridazione di ideologie fluide sostituisce spesso la religione o la politica con la promessa di significato personale, mentre i giovani osservano attentatori precedenti, come esempi da cui trarre insegnamenti.

In questo ecosistema, chi compie atti di violenza può quindi diventare fonte d’ispirazione per altri: come Brenton Tarrant, che nel 2019 a Christchurch uccise oltre 50 persone in due moschee; oppure Elliott Rodger, che nel 2014 in California, a 22 anni, realizzò una strage ispirata a ideologie misogine e oggi è idolatrato da comunità incel violente; fino al quindicenne svizzero autore dell’accoltellamento di un ebreo ortodosso a Zurigo il 2 marzo del 2024, il cui gesto è stato celebrato dai sostenitori dello Stato Islamico. Pochi giorni dopo l’evento, il Counter Extremism Project individuò sei profili su TikTok che esaltavano l’azione dello jihadista svizzero[9].

T-shirt con l’iconografia di Luigi Mangione in vendita su una piattaforma d’acquisti

O ancora, Luigi Mangione, il giovane che nel 2024 uccise a New York un dirigente della compagnia assicurativa sanitaria United Healthcare, e che oggi per parte della generazione Z americana è diventato un’icona pop ribattezzata “San Luigi”. La violenza viene reinterpretata come atto di giustizia alternativa, risposta alla frustrazione collettiva e alla perdita di fiducia nelle istituzioni.

L’atto estremo funziona come uno “schermo” si cui proiettare rabbia e impotenza.

Il ricercatore John Richardson, autore di Luigi: The Making and Meaning, citato dal New York Post: “Cercare di individuare il movente di Luigi è fuorviante. Ciò che conta è la sua elusività. Per un numero crescente di giovani che vibrano di ansie esistenziali, è diventato uno schermo su cui proiettano le proprie paure e i propri sogni”.  

Emblematico è anche il caso di Axel Rudakubana, il diciassettenne (autistico) che nel 2024 a Southport, in Gran Bretagna, accoltellò e uccise tre bambine in una scuola di danza. Il ragazzo non agiva in nome di un’ideologia, ma di un malessere personale. Il caso di due adolescenti britannici arrestati nei mesi successivi e sospettati di volerlo emulare, conferma come oggi la violenza si diffonda anche per imitazione, ispirazione o ricerca di visibilità.

Va sottolineato che gli attacchi effettivamente portati a termine restano prevalentemente opera di adulti. Secondo il database di START InSight, che monitora i profili degli jihadisti entrati in azione in Europa, l’età mediana degli autori degli attacchi tra il 2014 e il 2023 è di 26 anni, con fluttuazioni nel tempo: 24 anni nel 2016, 30 anni nel 2019, e 28,5 anni nel 2023.

Tuttavia, “ “Childhood Innocence? Mapping Trends in Teenage Terrorism Offenders”, uno studio pubblicato dall’International Centre for the Study of Radicalisation (ICSR) del King’s College di Londra, che ha preso in esame le attività di 43 minorenni condannati per reati collegati al terrorismo, sempre in Inghilterra e Galles, dal 2016 al 2023 (13), invita a non sottovalutare il ruolo dei ragazzi; sebbene nel periodo preso in considerazione nessun bambino sia riuscito a commettere un attentato e il reato più comune sia consistito nel possesso di materiale estremista, dalla ricerca emerge come un terzo sia stato condannato per la preparazione di atti di terrorismo, e come i ragazzi abbiano agito da “amplificatori” e “innovatori”, in grado di produrre materiali di propaganda, di reclutare altri e di pianificare attacchi. A fare deragliare i loro piani, potrebbero essere stati fattori legati all’età, come l’ingenuità e l’incapacità organizzativa.” (Estratto da Estremismo giovane, autonomo ed emancipato, in: Rapporto ReaCT2024)


Conclusione

A dieci anni dagli attentati del Bataclan, la radicalizzazione giovanile non si limita a rappresentare una minaccia ideologica: riflette una profonda crisi esistenziale. Solitudine, perdita di fiducia nelle istituzioni e percezione di un futuro chiuso alimentano un vuoto di senso, appartenenza e riconoscimento, che l’estremismo riesce a occupare. Investire in salute mentale, educazione relazionale e comunità vive non è solo un bene sociale, ma un elemento di sicurezza nazionale. Prevenire il radicalismo significa ricostruire legami, dare voce ai giovani e offrire prospettive concrete, restituendo loro la possibilità di sentirsi parte di qualcosa che meriti di essere costruito.

Sei linee di intervento

1️⃣ Ridefinire i criteri di rischio
Andare oltre le tradizionali etichette ideologiche e considerare segnali di fragilità psicologica: isolamento, attrazione per la violenza, imitazione di gesti estremi e ossessione per figure violente o “giustizialiste”.

2️⃣ Formazione multidisciplinare
Educatori (scuola, associazioni giovanili), psicologi, operatori sociali e forze dell’ordine devono condividere linguaggi, strumenti e protocolli comuni.

3️⃣ Intervento precoce e coordinato
Ogni segnalazione deve tradursi in un percorso di supporto, anche in assenza di elementi ideologici espliciti.

4️⃣ Comunicazione e contro-narrative credibili
Valorizzare il pensiero critico e proporre modelli simbolici alternativi e positivi.

5️⃣ Ricerca e monitoraggio continuo
Investire in studi interdisciplinari e nel monitoraggio delle piattaforme digitali emergenti, per intercettare segnali di “fissazioni violente” prima che degenerino in atti concreti.

6️⃣ Ruolo di educatori e genitori
Agire prima che compaiano segnali d’allarme, formando e sensibilizzando insegnanti e famiglie su manifestazioni di rischio, fattori di protezione e canali di aiuto. La prevenzione efficace è sempre multidisciplinare, territoriale e in rete.


[1] https://www.abc.net.au/news/2025-11-06/act-teen-behind-bars-over-detailed-plans-for-public-attacks/105980252

[2] https://www.intelligence.gov.au/news/asio-annual-threat-assessment-2025#:~:text=Fewer%20than%2017%25%20of%20the,backs%20on%20violence%20and%20extremism

[3] https://www.lematin.ch/story/alerte-la-menace-terroriste-reste-vive-en-france-103445118

[4] https://fr.euronews.com/2025/08/27/deux-adolescents-mis-en-examen-pour-des-projets-dattentats-contre-la-tour-eiffel-et-des-sy

[5] https://www.rts.ch/info/suisse/2025/article/attentat-terroriste-dejoue-en-suisse-un-jeune-de-18-ans-arrete-29026118.html

[6] https://www.letemps.ch/suisse/vaud/depuis-les-attaques-du-7-octobre-les-cas-de-radicalisation-ont-double-dans-le-canton-de-vaud?srsltid=AfmBOoov6l8-sx8pIqaN4AC8bR89XmB0G90A-l5cKZUcvHc3-e-BnnGo

[7] https://radiochablais.ch/infos/100576-lutte-contre-les-extremismes-violents-vaud-veut-renforcer-la-prevention?utm_source=chatgpt.com

[8] https://www.bern.ch/politik-und-verwaltung/stadtverwaltung/sue/amt-fur-erwachsenen-und-kindesschutz/fachstelle-radikalisierung-und-gewaltpraevention

[9]https://www.startinsight.eu/estremismo-giovane-autonomo-ed-emancipato/


Aumentano i casi di terrorismo in Svizzera e i minorenni implicati

Nel 2023 sono aumentati del 50% i procedimenti per terrorismo aperti dal Ministero Pubblico della Confederazione. A preoccupare le autorità, anche l’abbassamento dell’età di chi è coinvolto.

L’intervento di Chiara Sulmoni, presidente di START InSight al TG della Radiotelevisione Svizzera

Il 2023 a livello europeo ha segnato un aumento della mobilitazione di matrice jihadista. La Svizzera è parte di questo contesto. L’attacco di Zurigo del 2 marzo, quando un 15enne ha accoltellato un ebreo ortodosso in un quartiere del centro, ha avuto un’eco internazionale e frequentemente si riscontrano ramificazioni nelle inchieste europee, che portano alla Svizzera.

Si consolida inoltre la tendenza che vede minorenni e teenager implicati in pianificazione di attentati. La Polizia anti-terrorismo inglese già nel 2021 segnalava un aumento dei casi di minorenni implicati nelle indagini, anche minori di 15 anni. Minorenni sono entrati in azione in Francia, in passato. Gli analisti invitano a non sottovalutare il ruolo dei minorenni, oggi iperconnessi anche a livello transnazionale e autonomi sia per ciò che concerne la pianificazione di attacchi, la produzione e distribuzione di propaganda e il reclutamento.

Le scuole possono e devono fare prevenzione prima che si instauri in processo di radicalizzazione, lavorando dal profilo educativo sul pensiero critico, i valori della diversità e dell’integrazione, ma i docenti devono anche conoscere i contesti delle galassie estremiste, sapere individuare eventuali segnali di disagio e di rischio e a chi rivolgersi e segnalare, poiché non è la scuola a dover risolvere queste problematiche.


Radicalizzazione e terrorismo in Europa – tutti gli incontri con gli autori del Rapporto annuale #ReaCT2022

Il Rapporto è curato dall’Osservatorio ReaCT sul Radicalismo e il Contrasto al Terrorismo e traccia l’evoluzione di questi fenomeni in Europa. A scadenza annuale, è in grado di segnalare tempestivamente le nuove tendenze e di approfondire tematiche e contesti correlati.

La terza edizione è disponibile online dal 24 febbraio 2022 in due lingue, italiano e inglese; include 15 contributi fra cui 2 casi studio sulla de-radicalizzazione.

Scarica qui il Rapporto #ReaCT2022

Ogni settimana dal 17 marzo fino al 28 aprile START InSight incontra gli autori dei diversi articoli per discutere i vari argomenti trattati nel Rapporto nel corso di dirette streaming di 20 minuti. Su questa pagina, in costante aggiornamento, potete trovare tutte le puntate della serie.

17 marzo 2022 – Il primo incontro con gli autori di #ReaCT2022. In questa puntata si è parlato del libro “Understanding radicalisation, terrorism and de-radicalisation.
Historical, socio-political and educational perspectives from Algeria, Azerbaijan and Italy
” (a cura di M. Brunelli) con Andrea Carteny, direttore del CEMAS (Centro di Ricerca e Cooperazione con l’Eurasia, il Mediterraneo e l’Africa sub-sahariana, Università La Sapienza, Roma) e Elena Tosti Di Stefano, ricercatrice all’Università la Sapienza e al CEMAS; mentre Chiara Sulmoni, analista, giornalista e presidente di START InSight, ha spiegato quali sono i nuovi orizzonti della radicalizzazione.

24 marzo 2022 – In questa puntata si è discusso dell’evoluzione del terrorismo jihadista in Europa con Claudio Bertolotti, analista strategico e direttore dell’Osservatorio ReaCT; e della gestione dei minori radicalizzati in Italia (caso studio) con Alessandra Lanzetti, Vice-Questore aggiunto della Polizia di Stato.

31 marzo 2022 – In questa puntata si è affrontato il tema del terrorismo jihadista in Africa Sub-Sahariana con Luciano Pollichieni, ricercatore e Fellow del think tank statunitense Critica (Washington).

7 aprile 2022 – In questa puntata si discute di complottismo e militanza NoVax con Andrea Molle, docente di Relazioni Internazionali alla Chapman University (California) e membro del team di START InSight; e di aggiornamento degli strumenti di analisi del rischio con riferimento ai processi di radicalizzazione insieme a Barbara Lucini, ricercatrice all’Università Cattolica di Milano e per ITSTIME.

14 aprile 2022 – In questa puntata, si è parlato della crescita dell’estremismo di destra con Mattia Caniglia, docente affiliato all’Università di Glasgow; mentre Luca Guglielminetti, membro del pool di esperti della rete europea RAN (Radicalisation Awareness Network) ha raccontato un caso italiano di de-radicalizzazione nel contesto neo-nazista.

21 aprile 2022 – In questo episodio con Ahmed Ajil, criminologo e ricercatore all’Università di Losanna, la discussione si è focalizzata sul contesto svizzero e su due decenni di processi per terrorismo – una panoramica dei casi di cui si è occupato il Tribunale Penale Federale dall’11 settembre 2001.

28 aprile 2022 – In questa puntata si discute di guerre future e terrorismo con Marco Lombardi, Prof. di sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore del Centro di ricerca ITSTIME, e con Claudio Bertolotti, analista strategico e direttore dell’Osservatorio ReaCT sul radicalismo e contrasto al terrorismo.


Evento – Terrorismi, cospirazionismi e nuove forme di radicalizzazione

Evoluzioni, sfide, questioni aperte

Una conferenza in presenza e da remoto sulla piattaforma Zoom
in collaborazione fra START InSight / ated-ICT Ticino / USI – Università della Svizzera Italiana e con il patrocinio della Piattaforma di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento, Cantone Ticino

Lugano, venerdì 26 novembre dalle 17 alle 19
Istituto di Comunicazione e Politiche Pubbliche
Aula A11 Palazzo Rosso Campus Ovest – USI

E’ necessario iscriversi all’evento su questa pagina
https://tickets.ated.ch/event/tcenfdr

L’accesso è possibile solo dietro presentazione di un certificato Covid (vaccinazione, guarigione o risultato negativo) e un documento d’identità valido.

Tema

La radicalizzazione continua a rappresentare una sfida a livello globale e per i singoli Paesi

La pandemia da COVID19 ha contribuito a creare le condizioni per l’avanzata di vari estremismi, fra cui le teorie cospiratorie, che possono trovare eco in manifestazioni anche violente. I militanti protestano in modo anche vigoroso e trovano terreno fertile sulla rete tra fake news e complottismi. Proprio per cercare di fare chiarezza su questi temi spinosi si apre un dibattito costruttivo attraverso una conferenza che mira alla sensibilizzazione sull’argomento.

Programma

17.00- 17.15 Check in

17.15- 17.30
Saluto del Consigliere di Stato 
Norman Gobbi
Dipartimento delle Istituzioni, Cantone Ticino

Introduzione dell’evento 
Cristina Giotto, Direttrice, ated-ICT Ticino
Jean–Patrick Villeneuve, Professore, Università della Svizzera Italiana

Ore 17.30- 19.00
Terrorismo oggi: il punto della situazione, numeri, tendenze
Claudio Bertolotti, ISPI e START InSight

La radicalizzazione: cosa sappiamo oggi di questo fenomeno e come viene contrastato
Chiara Sulmoni, giornalista e analista, START InSight

Estremismo di destra, suprematismo, cospirazionismo.
Dall’online alla violenza nel mondo reale
Andrea Molle, Chapman University e START InSight

Dalle sfide globali, alla prevenzione locale: la strategia svizzera
Michela Trisconi, Capo-progetto, Piattaforma di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento, Cantone Ticino

Fra i destinatari

  • la pubblica amministrazione (in particolare, le istituzioni coinvolte nel lavoro di prevenzione)
  • le forze di polizia
  • il mondo politico
  • i media
  • il pubblico generalista
  • il mondo della ricerca e universitario
  • le aziende e i professionisti
LOCANDINA DELL’EVENTO

Credits immagine di copertina: Gerd Altmann, Pixabay


Work in Progress

Stiamo lavorando a:
prospettive europee sul radicalismo di matrice islamista, prevenzione e de-radicalizzazione.