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Principali eventi nell’area del Maghreb e del Mashreq – Ottobre

Algeria

I manifestanti in Algeria mantengono alta la pressione mentre scade il termine per le candidature presidenziali. Migliaia di persone hanno protestato nella capitale algerina contro l’élite politica del Paese in prossimità della scadenza dei termini per presentare i nomi dei candidati alle prossime elezioni presidenziali. Le strade di Algeri si sono nuovamente riempite venerdì 25 ottobre, per la 36a settimana consecutiva per manifestare contro i powerbrokers al potere del paese e il loro piano di voto presidenziale fissato per il 12 dicembre .

Egitto

Il governo egiziano del Presidente Abdel Fattah Al Sisi avrebbe arrestato e terrebbe in detenzione circa 4.300 persone, in risposta a un’ondata di proteste iniziate lo scorso settembre. Nella sua prima relazione ufficiale al parlamento, il primo ministro Mostafa Madbouli ha denunciato le manifestazioni come espressioni di una “guerra brutale” etero-diretta e progettata per creare “confusione”. Il ministro ha anche avvertito dei pericoli di qualsiasi futuro dissenso. Come riportato da Alessia Melcangi e Giuseppe Dentice, «l’Egitto sembra tornare alla normalità dopo una serie di manifestazioni contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi iniziate il 20 settembre. Ciò potrebbe essere la conseguenza dell’approccio “tolleranza zero” perseguito dal governo. In oltre tre settimane di proteste, le autorità locali hanno arrestato migliaia di persone e imposto il coprifuoco in tutte le principali città egiziane». Secondo gli autori dell’analisi, «le attuali proteste in Egitto sono un campanello d’allarme che le autorità non dovrebbero sottovalutare. Altre ondate di proteste potrebbero creare gravi conseguenze per il settore economico e per la stabilità politica. Questa è la sfida principale per il presidente, ma è anche un importante banco di prova per la resilienza di questo peculiare sistema stratocratico».

Israele

Elezioni Netanyahu rinuncia a formare il governo: il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che rimette il mandato di formare il nuovo governo nelle mani del presidente Reuven Rivlin. E’ la seconda volta in sei mesi che il leader del Likud – che oggi ha compiuto 70 anni – non riesce a formare il governo. Netanyahu aveva ricevuto l’incarico da Rivlin lo scorso 25 settembre e dopodomani sarebbe scaduto il termine. E’ possibile che ora sia la volta di Benny Gantz leader di Blu-Bianco.

Libano

Violente manifestazioni di piazza in Libano, le più estese degli ultimi dieci anni: decine di migliaia di cittadini libanesi chiedono le dimissioni dei politici, accusati di non essere in grado di far fronte alla crisi economica e di essere corrotti. Decine di feriti e trattenuti dalle forze dell’ordine che, per reprimere le manifestazioni e disperderne i partecipanti, hanno fatto ampio uso di lacrimogeni, veicoli anti-sommossa e proiettili di gomma. Il primo ministro Saad Hariri ha incolpato i suoi partner al governo di ostacolare le riforme che potrebbero scongiurare la crisi economica . A seguito dell’instabilità politica e dell’aumento delle manifestazioni di violenza il primo ministro Hariri ha rassegnato le proprie dimissioni il 29 ottobre, così come chiesto dai manifestanti; una scelta coraggiosa finalizzata a “negare l’ultima copertura a chi” – come Hezbollah – “è pronto a scatenare la guerra civile pur di non far insediare un governo tecnico che sarebbe l’unica alternativa alla guerra civile in assenza del suo esecutivo” . “Se Hezbollah accettasse l’ipotesi di un governo tecnico perderebbe fonti di arricchimento dal comitato d’affari governativo essenziali per la sua sopravvivenza viste le sanzioni economiche che colpiscono Hezbollah e il suo finanziatore, l’Iran” .

Libia

La visita di Fayez al-Sarraj a Sochi mette in evidenza le ambizioni russe sulla Libia. A seguito della visita in Russia di Fayez al-Sarraj, il leader del governo di accordo nazionale in Libia, Mosca e Tripoli hanno in programma di firmare un contratto per la fornitura di 1 milione di tonnellate di grano russo. Sarraj ha preso parte al vertice Russia-Africa di Sochi. Il capo del gruppo di contatto russo per la risoluzione dei conflitti in Libia, Lev Dengov, ha detto che l’accordo di un anno potrebbe essere firmato in un mese. Presumibilmente sarebbe implementato entro la fine di quest’anno. Sarraj e i funzionari russi hanno anche discusso di altri campi di cooperazione, compresi i progetti di costruzione di centrali elettriche .
Il presidente della National Oil Corporation (NOC) statale della Libia, Mustafa Sanalla, ha dichiarato che il suo paese «cerca la cooperazione con le compagnie petrolifere egiziane per ripristinare le infrastrutture del settore petrolifero libico. Le dichiarazioni di Sanalla sono arrivate durante l’incontro con il ministro egiziano del petrolio Tarek al-Molla al Cairo .
Marocco. La polizia del Marocco rassicura i cittadini dopo la riuscita operazione antiterrorismo. Agenti speciali marocchini hanno arrestato un settimo sospetto collegato all’ISIS a Tamaris II, una città sulla spiaggia vicino a Casablanca, in quelle che finora sono le operazioni antiterrorismo di più vasta portata del paese. L’arresto è avvenuto la sera di venerdì 25 ottobre. Sarebbero ancora in corso ricerche per arrestare altri sospetti o complici nella vicenda. La notizia è arrivata dopo l’arresto di sei persone nella lotta antiterrorismo su larga scala, che ha previsto la condotta di incursioni simultanee in tre luoghi diversi: due nell’area di Casablanca e uno nella provincia di Ouazzane.

Siria

9-22 ottobre: “Fonte di pace”, l’operazione militare della Turchia nel nord della Siria, indebolisce la “minaccia” curda dell’asse YPG-PKK e pone fine al progetto politico del Rojava con il supporto della Russia e il laissez faire degli Stati Uniti. Il 26 ottobre, un’operazione militare statunitense nella provincia di Idlib, a pochi chilometri dalla Turchia, porta alla morte del leader dello Stato islamico Abu Bakr al Baghdadi. Alcune fonti inizialmente suggerivano la nomina del suo successore, avvenuta già ad agosto, identificato con Abdullah Qardash (un ex militare dell’esercito di Saddam Hussein, conosciuto come “il professore”); ma l’annuncio ufficiale da parte dello Stato islamico ha indicato, come erede di al-Baghdadi, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Qurayshi: il nuovo “califfo”, eletto dal supremo consiglio del gruppo, di cui ad oggi non si hanno informazioni.

Tunisia

Elezioni presidenziali, Kais Saied: chi è il nuovo presidente della Tunisia? Senza un partito o molti finanziamenti, Saied ha vinto le elezioni con una narrativa elettorale incentrata sul sostegno ai giovani, il suo bacino elettorale di riferimento. Saied ha vinto con oltre il 72 percento dei voti, contro circa il 27 percento dei voti ottenuti dal suo antagonista, il magnate dei media Nabil Karoui.
Un leader di al-Qa’ida è stato ucciso in Tunisia. Il Ministero degli Interni della Tunisia, ha annunciato che il 20 ottobre Murad al Shayeb, un senior leader appartenente al battaglione Uqba bin Nafi di al-Qa’ida, è stato ucciso in un’ampia operazione militare. Murad al Shayeb, responsabile di una serie di attacchi portati a compimento dal 2013, tra cui un assalto a un ex ministro degli interni nel 2014 e vari agguati nelle montagne Chaambi, Ouargha, Mghila e Sammama. è stato ucciso dalle truppe tunisine nel governatorato di Kasserine, vicino ai confini con l’Algeria .


Principali eventi nell’area del Maghreb e del Mashreq – settembre

Algeria

L’Algeria continua ad essere scossa politicamente dalle manifestazioni di piazza. Il governo algerino, da un lato cerca di presentare il processo elettorale come risolutivo per le istanze sollevate dalla crescente massa di manifestanti; dall’altro lato la repressione della componente militare suggerisce il rischio di un deterioramento progressivo che potrebbe compromettere le elezioni presidenziali, in calendario per il prossimo 12 dicembre.

Algeria ed ExxonMobil, un gigante dell’energia degli Stati Uniti, hanno firmato un accordo per studiare il potenziale di idrocarburi nel deserto del Sahara nella nazione nordafricana, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale APS. Secondo l’Agenzia nazionale per la valutazione delle risorse di idrocarburi dell’Algeria (ALNAFT), ExxonMobil ha mostrato interesse nel settore algerino di idrocarburi, valutato come particolarmente ricco di idrocarburi. Secondo una precedente dichiarazione del governo del 28 gennaio 2019, le riserve di energia non convenzionale dell’Algeria la rendono la terza al mondo per gas di scisto e la settima per il petrolio di scisto. La firma dell’accordo, parte della missione di ALNAFT di promozione e sviluppo dell’estrazione di idrocarburi, rende ExxonMobil la quarta società multinazionale ad aderire all’agenzia in questo studio, dopo l’ENI italiana, la Total francese e la Equinor norvegese.

Egitto

Più di 2.000 manifestanti sono stati arrestati dopo la manifestazione di piazza del 23 settembre. Le autorità egiziane hanno arrestato più di 2.000 persone, tra cui diversi soggetto di alto profilo, dopo che alcune proteste si sono svolte in diverse città per chiedere al presidente Abdel Fattah el-Sisi di dimettersi. Tra i denunciati e arrestati figurano uno dei più importanti personaggi dell’opposizione egiziana, un ex portavoce di un candidato alle elezioni presidenziali dell’anno scorso e un noto scrittore. Sfidando il divieto di protestare senza permesso, migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale del Cairo e in altre città venerdì in risposta alle richieste di manifestazioni contro la presunta corruzione del governo. Le proteste sono proseguite sabato nella città di Suez nel Mar Rosso.

Israele

Elezioni israeliane: Netanyahu e Gantz promettono entrambi di formare il prossimo governo: Gantz ha suggerito di voler prendere in considerazione un governo di unità nazionale.

Libia

Un attacco aereo statunitense nel sud-ovest della Libia ha provocato la morte di 17 persone, presumibilmente affiliate allo Stato islamico: il terzo attacco contro i militanti jihadisti è stato effettuato il 26 settembre dal comando statunitense dell’Africa (AFRICOM), in collaborazione con il governo libico di accordo nazionale (GNA). Gli attacchi statunitensi in Libia, registrati a settembre, sono i primi dell’ultimo anno. Riporta l’Associated Press (AP) che, secondo fonti ufficiali degli Stati Uniti, Washington continuerà a colpire lo Stato islamico-Libia e altri gruppi terroristi nella regione, al fine di impedire la creazione di aree sicure per il terrorismo  e per coordinare e pianificare le operazioni in Libia.

Tunisia

Elezioni presidenziali: due candidati, uno è in prigione. Nel primo turno delle elezioni presidenziali, tutti i candidati del partito principale sono stati eliminati, lasciando due contendenti: Kais Saied, un professore di legge sconosciuto alla massa degli elettori, che aveva ottenuto il 18,4% dei voti come candidato indipendente, e Nabil Karoui, un uomo d’affari e comproprietario di una popolare rete televisiva (detenuto in carcere in attesa di processo per corruzione e riciclaggio sino a pochi giorni dalle elezioni), che ha ottenuto il 15,6 percento. Karoui è sostenuto principalmente da un elettorato di basso livello socio-economico, attraverso il quale ha fatto breccia attraverso la sua rete televisiva Nessma e un’organizzazione filantropica, Khalil Tounes. Il professor Saied, suo avversario, ha condotto una campagna quasi senza pubblicità, basandosi su un’immagine di integrità e sui voti dei giovani disillusi dal sistema politico. Il successo di questi due competitor minaccia di distruggere il modello di consenso della Tunisia in essere dal 2011, in cui conservatori e modernisti hanno condiviso il potere.


Tunisia: un nuovo equilibrio politico dopo Béji Caïd Essebsi?

di Claudio Bertolotti

articolo originale pubblicato su “Osservatorio Strategico” – Ce.Mi.S.S. – Scarica il Report

L’eredità di Béji Caïd Essebsi

Il presidente Béji Caïd Essebsi, il più vecchio presidente in carica al mondo, è morto il 25 luglio all’età di 92 anni. Essebsi è stato prima il leader di transizione della Tunisia dopo la rivolta popolare del 2011 che ha segnato la fine del regime di Zine el-Abedine Ben Ali e, successivamente, eletto presidente nelle elezioni del 2014. Pur appartenendo alla vecchia generazione di politici, è stato l’unico appartenente al “vecchio regime” a ricoprire un ruolo di rilievo nella nuova democrazia nonostante i legami con le dittature di Habib Bourguiba – primo presidente dopo l’indipendenza dalla Francia, e tra i più importanti leader laici e nazionalisti nel mondo di lingua araba – e di Ben Ali. Essebsi ha prima combattuto per l’ottenimento della democrazia in Tunisia, poi ha contribuito ai regimi dittatoriali degli anni ’60 e ’80 e, infine, ha svolto un ruolo di traghettatore per il ritorno della vecchia guardia dopo lo sconvolgimento della “primavera araba” tunisina nel 2011. Già in pensione, grazie alla sue esperienza di governo e alla sua reputazione, nel 2011 ha assunto il ruolo primo ministro ad interim dopo la rivolta popolare che ha rovesciato, dopo 23 anni, Ben Ali, poi rifugiato in Arabia Saudita; una rivoluzione tunisina da cui hanno preso vita i moti di rivolta antigovernativi in tutto il Nord Africa e il Medio Oriente, noti come la “primavera araba”.

Essebsi ha contribuito a fondare il partito politico laico, Nidaa Tounis (Call for Tunisia), portando avanti una campagna politica volta a contrastare l’islamismo politico, in particolare in opposizione al movimento Ennahdha, emanazione dei Fratelli musulmani. Contrariamente all’Egitto, dove Abdel-Fattah el-Sisi ha operato direttamente contro i Fratelli musulmani – e dove i militari hanno preso il potere attraverso la repressione violenta dell’islamismo politico – la Tunisia è riuscita nel 2013-2014 a negoziare con Ennahdha al fine di stabilizzare il paese, combattere il terrorismo e migliorare un’economia in forte difficoltà. Un dialogo nazionale che ha raggiunto un compromesso con gli islamisti e ha riconosciuto la legittimità del loro ruolo di attori politici. Un approccio che ha contribuito a preservare l’esperimento democratico tunisino dopo le elezioni del 2014 attraverso la formazione di una coalizione di governo con Ennahda, nonostante la forti resistenze all’interno del fronte laico.

Sul fronte politico e sociale, per quanto riguarda Youssef Cherif, analista politico presso i Columbia Global Centers di Tunisi, Essebsi “ha cercato di favorire l’educazione e i valori progressisti, ma ha anche incoraggiato il nepotismo offrendo a suo figlio la guida del suo partito e nominando molte persone in posizioni di vertice per il loro grado di fedeltà e non per la loro competenza“. Oggi, dopo 60 anni di dittatura, la società tunisina rimane fratturata. Politicamente, i laici, compresa la sinistra locale e i nazionalisti arabi, competono con gli islamisti. Sul piano sociale invece, una ricca élite vive nelle città costiere che sono molto lontane dalle regioni più interne, povere e sottosviluppate, dove è iniziata la rivoluzione e dove continuano a manifestarsi importanti disordini popolari.

Dinamiche politiche

Il presidente della Tunisia, che viene eletto dal popolo per un mandato quinquennale rinnovabile una volta, ha principalmente autorità sulla politica estera e di difesa e governa affiancato dal primo ministro, scelto dal parlamento, che ha autorità sugli affari interni. Con la morte di Essebsi, il presidente del parlamento Mohamed Ennaceur (85 anni), ha assunto la carica di capo di stato. Sulla base della costituzione del Paese, il presidente del parlamento mantiene la presidenza per un periodo di 45-90 giorni durante il quale viene avviato l’iter organizzativo per l’elezione del nuovo capo dello Stato: originariamente previste per novembre, le elezioni sono state anticipate al 15 settembre, come confermato da Nabil Baffoun, capo dell’Alta Autorità Indipendente per le elezioni. La campagna elettorale è stata fissata nel periodo 2-13 settembre, mentre i risultati è previsto siano annunciati due giorni dopo. Una data per il secondo turno non è ancora stata decisa ma, secondo fonti istituzionali, dovrebbe tenersi entro il 3 novembre. Ciò significa che la Tunisia sarà chiamata al voto tre volte, a settembre e novembre per le elezioni presidenziali anticipate, e ad ottobre per le elezioni parlamentari che erano già in calendario.

Nidaa Tounes è frammentata e fortemente indebolita, anche a causa della lunga serie di battaglie politiche che hanno visto contrapporsi Essebsi e il suo primo ministro, Youssef Chahed; una confronto energico in cui si è inserito anche Rachid Ghannouchi, leader del partito islamista Ennahda. La morte di Essebsi porterà con buona probabilità a un consolidamento all’interno del partito liberale Nidaa Tounis del ruolo di guida del figlio, Hafedh Caïd Essebsi – che ha assunto la guida del partito politico – in contrapposizione al primo ministro Youssef Chahed, alla guida della fazione separatista Tahya Tounis.

E infatti, Slim Azzabi, segretario generale del partito Tahya Tounis, ha dichiarato che il primo ministro tunisino, Youssef Chahed, si candiderà alla presidenza con buone probabilità di succedere a Beji Caid Essebsi. Il partito Tahaya Tounis è ora il più grande gruppo liberale del parlamento tunisino e governa in coalizione con il partito islamista Ennahda e un partito liberale più piccolo.

Altri candidati che hanno annunciato l’intenzione di candidarsi sono l’ex primo ministro liberale Mehdi Jomaa e Moncef Marzouki, che è stato presidente ad interim per tre anni dopo la caduta di Ben Ali, per poi cedere la posizione ad Essebsi dopo le prime elezioni presidenziali democratiche del 2014.

Ennahda, che non ha ancora nominato il suo candidato alla presidenza, nel 2016 ha avviato un processo di revisione del proprio programma elettorale, limitando il riferimento all’Islam politico, prendendo le distanze dalle sue stesse origini islamiste e riorganizzandosi come movimento politico di riferimento per i musulmani democratici; una mossa strategica che si è concretizzata sul piano comunicativo, più che su quello sostanziale poiché il movimento politico ha mantenuto la propria natura di partito islamico conservatore. Ciò che confermerebbe la realizzazione di un progetto di rebranding avviato di Ennahda, più che un reale cambio ideologico, è l’attività politica svolta dai suoi leader; quando il presidente di Ennahda, Rachid Ghannouchi, annunciò l’allontanamento dall’islamismo tradizionale, proclamò anche una separazione delle attività politiche e religiose del partito: un modo per consentire ai vertici del partito di concentrarsi sulla politica nella capitale tunisina, e agli attivisti di operare sul piano civico e religioso nelle province e nelle lontane aree rurali – dove c’è un maggiore sostegno popolare derivante da una diffusa visione conservatrice e meno liberale della società.

Problemi di sicurezza

Crisi istituzionale ed economica e minaccia jihadista: la morte di Essebsi si verifica in un periodo di potenziale destabilizzazione per il paese nordafricano.

La Tunisia è l’unico paese ad essere emerso dalla cosiddetta primavera araba con una democrazia pagata a caro prezzo me ancora molto instabile. Il paese è sopravvissuto a un’ondata di omicidi politici e ai micidiali attacchi terroristici contro le sue forze di sicurezza e a danno della strategica industria del turismo, ma non è riuscito a contenerne gli effetti sul lungo periodo quali la disoccupazione e l’inflazione. La situazione attuale è quella di un Paese in stato di emergenza.

L’area mediterranea stava cominciando a riprendersi dagli attacchi rivendicati principalmente dal gruppo terroristico Stato Islamico (IS) negli anni e nei mesi precedenti, tanto da indurre un significativo numero di turisti a scegliere la Tunisia come meta per le vacanze estive. Ma gli attacchi suicidi avvenuti nella capitale tunisina a giugno (dopo quello dell’ottobre scorso, sempre nel centro di Tunisi), l’instabilità politica derivante dalla morte del presidente e l’incerto scenario generale hanno inferto un duro colpo a un’economia già fortemente provata.

Da un lato, permane il rischio di una scarsa capacità del paese di far fronte al rientro dei foreign fighter veterani che hanno combattuto nelle fila dello Stato islamico in Libia, come in Siria e Iraq; tra i 5000 e gli 8000 cittadini tunisini si sono uniti al gruppo: alcuni si pensa che stiano rispiegandosi nella vicina Libia, un paese devastato dalla violenza, altri invece hanno già fatto rientro a casa. D’altra parte, sempre più preoccupante è la significativa presenza digruppi di opposizione armata che operano nelle aree montane al confine con l’Algeria.

Analisi, valutazioni, previsioni

La dipartita di Essebsi è importante non solo per quanto da lui fatto in termini di avvio del processo democratico, ma lo è in particolare perché avviene in un momento di grande difficoltà che il Paese sta attraversando.

Se è verosimile che ciò non inciderà profondamente sulla stabilità generale della Tunisia, poiché nel Paese è radicata la convinzione della legittimità del processo politico in corso, va però posta attenzione sulle future implicazioni poiché la morte del vecchio presidente, da un lato, lascia un vuoto in termini di leadership ampiamente riconosciuta e, dall’altro, apre al rischio di maggiori divisioni e frammentazioni all’interno del fronte politico laico – con tutte le conseguenze di capacità di attirare il consenso elettorale da parte dei candidati alla presidenza.

Inoltre, dobbiamo considerare due importanti fattori: il primo è la disaffezione politica e la sfiducia nella democrazia che aprono a un crescente malcontento sociale – lo dimostrano le numerose manifestazioni di protesta – spesso contrastato con misure repressive di sicurezza; il secondo fattore è la competizione tra i gruppi di potere, che si collocano sulle linee di faglia tra i partiti politici Ennahda e Nidaa (e all’interno dello stesso partito Nidaa). A causa della situazione di stallo politico e delle differenze ideologiche all’origine della divisione del fronte laico, Ennahda si presenta come l’unico partito coeso e stabile.

In conclusione, l’instabile situazione generale potrà influire sul processo elettorale, anche spostando i voti di una parte significativa di elettorato deluso a favore di alcuni candidati indipendenti.


Tunisia: è morto il presidente Essebsi

di Giampaolo Cadalanu
articolo originale pubblicato su La Repubblica

Forse alla fine l’omaggio più sincero per Beji Caid Essebsi, scomparso ieri a 92 anni, lo ha reso Hatem Karoui, l’uomo di teatro che aveva sbeffeggiato il presidente, giocando sull’assonanza fra il suo nome e la parola “sexy”. Niente Alzheimer, niente prostata, cantava l’alfiere della musica “slam”, confermando in arte che l’unica vera conquista della rivoluzione tunisina è stata la libertà di parola, e di satira, anche a spese dell’uomo più potente.
La sua morte imporrà nuove elezioni prima del previsto, ma soprattutto lascia un vuoto difficile da colmare nella guida del Paese. Perché “sexy” il presidente della Repubblica lo era davvero: non per le donne tunisine, che pure avevano apprezzato le sue posizioni sulla parità fra generi. Essebsi era attraente per chi voleva sul Mediterraneo un Paese aperto ma legato alla sua identità, religioso ma non integralista, e soprattutto stabile, in una regione dove le aspirazioni di libertà spesso si trasformano in cariche esplosive.
E il primo capo di Stato liberamente eletto doveva fornire questa garanzia, ai suoi e alla comunità internazionale, che ne ha apprezzato gli sforzi, almeno a giudicare dalla lunga lista delle onorificenze straniere. Poco importava l’età avanzata: il “vecchio lupo”, come qualcuno lo chiamava, era in grado di far avanzare il Paese senza scosse. Era questo il senso di una storia politica cominciata a 15 anni nel partito Liberale neo-costituzionale, cioè nazionalista, ai tempi del protettorato francese. Le biografie parlano di un uomo per tutte le stagioni, guidato dal pragmatismo forse ereditato dal bisnonno sardo Ismail, rapito dai corsari ottomani all’inizio del XIX secolo ma capace, dopo la conversione all’islam, di arrivare a un seggio in Parlamento.
Delfino di Habib Bourghiba, per cui era stato ministro della Difesa, degli Interni e degli Esteri, Essebsi cambiò cavallo dopo il golpe di Zine el Abidine Ben Ali, diventando prima ambasciatore a Bonn e poi presidente del Parlamento. Dopo la rivolta del 2011 fu capace di gestire la transizione democratica, come premier e poi come presidente. Fondatore di un partito laico che doveva essere la barriera anti-islamici, proprio con i musulmani di Ennahdha aveva trovato un’alleanza robusta.
Per uno di quei paradossi che fanno la Storia, a difendere almeno in parte la Rivoluzione è stato proprio l’uomo simbolo della continuità. Ma anche se evitano sconvolgimenti, la bandiera del realismo e il mito del progresso graduale non nutrono i sogni. Così i figli più giovani della Tunisia di oggi, strozzati dalla crisi economica, continuano a cercar fortuna lontano, a costo di rischiare la vita su un barcone.