Principali eventi nell’area del Maghreb e del Mashreq – Settembre

Algeria: la crescente importanza delle relazioni Algeria-Turchia
Algeria e Turchia mirano entrambe a costruire una relazione reciprocamente vantaggiosa, pur a fronte delle sfide legate all’instabilità regionale e alla crisi economica. L’instabilità dell’area mediorientale e nord-africana, in particolare in Libia, e il desiderio di ampliare i legami politici ed economici, hanno avvicinato l’Algeria e la Turchia. L'”Accordo di amicizia e cooperazione” firmato nel 2006 in Algeria dal governo allora in carica (Partito AK di Erdogan), di cui l’attuale esecutivo rappresenta la prosecuzione, segna uno dei primi tentativi di Ankara di ricalibrare le sue relazioni con l’Occidente e il sud del mondo. Da allora, ci sono state altre tre visite di stato di Erdogan, l’ultima nel gennaio 2020, a seguito della partenza del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika che è stato deposto dal potere e costretto alle dimissioni nell’aprile 2019 (Gjevori, 2020).
Egitto: taglio dei tassi di interesse a causa della bassa inflazione
Il 24 settembre la banca centrale egiziana ha inaspettatamente tagliato di 50 punti i suoi principali tassi di interesse, giustificando la scelta sulla base di un’inflazione eccezionalmente bassa che ha consentito il rilancio dell’economia. Il Comitato per la politica monetaria (MPC) della banca nazionale ha ridotto il tasso sui prestiti al 9,75% e il tasso sui depositi all’8,75%. L’inflazione è rimasta ben al di sotto dell’obiettivo indicato dalla banca centrale, dal 6% al 12% (MPC, 2020).
Israele: un nuovo accordo di pace con gli Emirati Arabi Uniti
Il 15 settembre il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono uniti ai ministri degli esteri degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain alla Casa Bianca per firmare gli storici accordi di normalizzazione tra Israele e i due paesi arabi. Israele ha ufficialmente stabilito pieni legami diplomatici con il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti. Da un lato l’accordo è presentato come un passo verso la pace in Medio Oriente, dall’altro potrebbe essere letto come istituzione di un nuovo fronte contro Iran e Turchia.
Libano: Macron accusa Hezbollah per il tracollo politico del Libano
In meno di un anno, il Libano è stato colpito da un tracollo economico e finanziario, crescenti proteste di massa, una pandemia incontenibile a cui si sommano le conseguenze dell’enorme esplosione del 14 agosto che ha di fatto distrutto il principale porto del paese, uccidendo più di 190 persone e provocando fino a 4,6 miliardi di dollari di danni nella capitale Beirut.
Il 26 settembre, dopo più di un mese dall’esplosione e in piena empasse politica, il primo ministro designato Mustapha Adib si è dimesso, non essendo riuscito a formare un governo di emergenza per affrontare le più gravi crisi che il Libano si sta trovando ad affrontare dalla fine della guerra civile durata 15 anni.
A fronte di tale desolante quadro, il presidente francese Emmanuel Macron ha recentemente evidenziato il rischio di una nuova “guerra civile”’ e invitato i politici libanesi a trovare una soluzione mediata e di compromesso che consenta di formare un governo con cui avviare la ricostruzione del paese: Macron ha incolpato Hezbollah di aver sabotato il processo sponsorizzato dalla Francia per formare un governo. Hezbollah è il partito politico al governo in Libano, sostenuto dall’Iran e legato all’ala militare nota per aver combattuto in Siria al fianco delle unità siriane e iraniane (Cornish, Abboud, 2020).
Marocco: contrazione economica, crisi e disoccupazione
Il capo della sicurezza marocchina Abdelhak Khiame, capo del Central Bureau of Judicial Investigation (BCIJ), ha lanciato l’allarme sul pericolo rappresentato dal gruppo terroristico Stato islamico che si è consolidato “nella regione del Sahel-Sahara, sfruttando l’insicurezza legata al conflitto in Libia e in paesi come il Mali”. Nel Sahel – ha dichiarato Khiame – “si sviluppano cellule terroristiche e terrorismo, ma anche reti di criminalità organizzata, traffico di droga, armi ed esseri umani”.
Sul piano economico, il ministro dell’Economia, delle finanze e della riforma amministrativa Mohamed Benchaâboun ha dichiarato che l’economia nazionale dovrebbe crescere del 4,8% nel 2021. Considerato lo scenario previsto dal Fondo monetario internazionale (FMI) relativo alla ripresa dell’economia mondiale (+5,2 %), in particolare nella zona euro (5,3%), «la crescita economica marocchina dovrebbe attestarsi al 4,8%». Una crescita che però, ha proseguito il ministro, «non ha potuto compensare completamente la contrazione economica del 2020, prevista a -5,8%, a causa della.. [mancata] ripresa di alcuni settori come il turismo e attività connesse, nonché il deterioramento del mercato del lavoro e degli investimenti delle imprese ».
Siria: Carabinieri rimpatriano la “sposa dell’ISIS” italiana Alice Brugnoli
Il 29 settembre, il Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri ha dichiarato di aver arrestato in Siria Alice Brignoli, una “sposa dell’Isis” italiana. Brignoli era la moglie di Mohamed Koraichi, un marocchino naturalizzato italiano attraverso il matrimonio e diventato militante dello Stato islamico(IS). La coppia aveva lasciato l’Italia nel 2015 per unirsi al gruppo terrorista in Siria, portando con sé i loro tre figli. Koraichi, che si pensa sia morto, ha preso parte alle operazioni militari dell’IS, mentre Brugnoli ha avuto un “ruolo attivo nell’insegnare ai bambini la causa del jihad”. È accusata di associazione a delinquere per terrorismo. L’unità ROS ha rintracciato Brignoli e i suoi quattro figli – ha dato alla luce il suo quarto figlio in Siria – e li ha riportati in Italia (ANSA).
Attacco hacker al ministero degli esteri britannico: fuga di informazioni sulla Siria.
Hacker sono penetrati nei sistemi informatici del ministero degli Esteri del Regno Unito e hanno preso centinaia di file che descrivono dettagliatamente i controversi programmi di propaganda siriani. In una violazione della sicurezza di proporzioni enormi, gli hacker sembrano aver deliberatamente preso di mira file che definiscono le relazioni finanziarie e operative tra il minister degli Esteri, il Commonwealth and Development Office (FCDO) e una rete di appaltatori del settore privato che hanno gestito e gestiscono in maniera occulta piattaforme multimediali in Siria (Middle East Eye, 2020)
Tunisia: Tunisi si oppone all’ipotesi di una soluzione militare per la Libia
Il 28 settembre il premier tunisino Hichem Mechichi ha confermato il rifiuto della Tunisia all’ipotesi di qualsiasi soluzione militare in Libia e di intervento nei suoi affari interni. Rivolgendosi ai capi delle missioni diplomatiche tunisine, ha ribadito che la soluzione per la Libia si basa sullo sforzo comune per una soluzione politica basata sul dialogo intra-libico sotto la supervisione delle Nazioni Unite.
Inoltre, in relazione agli accordi siglati dagli Emirati Arabi Uniti e dal Bahrein e sponsorizzati dagli Stati Uniti per stabilire relazioni diplomatiche con Israele, Mechichi ha ribadito la ferma posizione della Tunisia nel sostenere i diritti legittimi del popolo palestinese sulla base della “Arab Peace initiative” del 2002 (Thabeti, 2020).


Principali eventi nell’area del Maghreb e del Mashreq – Ottobre

Algeria

I manifestanti in Algeria mantengono alta la pressione mentre scade il termine per le candidature presidenziali. Migliaia di persone hanno protestato nella capitale algerina contro l’élite politica del Paese in prossimità della scadenza dei termini per presentare i nomi dei candidati alle prossime elezioni presidenziali. Le strade di Algeri si sono nuovamente riempite venerdì 25 ottobre, per la 36a settimana consecutiva per manifestare contro i powerbrokers al potere del paese e il loro piano di voto presidenziale fissato per il 12 dicembre .

Egitto

Il governo egiziano del Presidente Abdel Fattah Al Sisi avrebbe arrestato e terrebbe in detenzione circa 4.300 persone, in risposta a un’ondata di proteste iniziate lo scorso settembre. Nella sua prima relazione ufficiale al parlamento, il primo ministro Mostafa Madbouli ha denunciato le manifestazioni come espressioni di una “guerra brutale” etero-diretta e progettata per creare “confusione”. Il ministro ha anche avvertito dei pericoli di qualsiasi futuro dissenso. Come riportato da Alessia Melcangi e Giuseppe Dentice, «l’Egitto sembra tornare alla normalità dopo una serie di manifestazioni contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi iniziate il 20 settembre. Ciò potrebbe essere la conseguenza dell’approccio “tolleranza zero” perseguito dal governo. In oltre tre settimane di proteste, le autorità locali hanno arrestato migliaia di persone e imposto il coprifuoco in tutte le principali città egiziane». Secondo gli autori dell’analisi, «le attuali proteste in Egitto sono un campanello d’allarme che le autorità non dovrebbero sottovalutare. Altre ondate di proteste potrebbero creare gravi conseguenze per il settore economico e per la stabilità politica. Questa è la sfida principale per il presidente, ma è anche un importante banco di prova per la resilienza di questo peculiare sistema stratocratico».

Israele

Elezioni Netanyahu rinuncia a formare il governo: il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che rimette il mandato di formare il nuovo governo nelle mani del presidente Reuven Rivlin. E’ la seconda volta in sei mesi che il leader del Likud – che oggi ha compiuto 70 anni – non riesce a formare il governo. Netanyahu aveva ricevuto l’incarico da Rivlin lo scorso 25 settembre e dopodomani sarebbe scaduto il termine. E’ possibile che ora sia la volta di Benny Gantz leader di Blu-Bianco.

Libano

Violente manifestazioni di piazza in Libano, le più estese degli ultimi dieci anni: decine di migliaia di cittadini libanesi chiedono le dimissioni dei politici, accusati di non essere in grado di far fronte alla crisi economica e di essere corrotti. Decine di feriti e trattenuti dalle forze dell’ordine che, per reprimere le manifestazioni e disperderne i partecipanti, hanno fatto ampio uso di lacrimogeni, veicoli anti-sommossa e proiettili di gomma. Il primo ministro Saad Hariri ha incolpato i suoi partner al governo di ostacolare le riforme che potrebbero scongiurare la crisi economica . A seguito dell’instabilità politica e dell’aumento delle manifestazioni di violenza il primo ministro Hariri ha rassegnato le proprie dimissioni il 29 ottobre, così come chiesto dai manifestanti; una scelta coraggiosa finalizzata a “negare l’ultima copertura a chi” – come Hezbollah – “è pronto a scatenare la guerra civile pur di non far insediare un governo tecnico che sarebbe l’unica alternativa alla guerra civile in assenza del suo esecutivo” . “Se Hezbollah accettasse l’ipotesi di un governo tecnico perderebbe fonti di arricchimento dal comitato d’affari governativo essenziali per la sua sopravvivenza viste le sanzioni economiche che colpiscono Hezbollah e il suo finanziatore, l’Iran” .

Libia

La visita di Fayez al-Sarraj a Sochi mette in evidenza le ambizioni russe sulla Libia. A seguito della visita in Russia di Fayez al-Sarraj, il leader del governo di accordo nazionale in Libia, Mosca e Tripoli hanno in programma di firmare un contratto per la fornitura di 1 milione di tonnellate di grano russo. Sarraj ha preso parte al vertice Russia-Africa di Sochi. Il capo del gruppo di contatto russo per la risoluzione dei conflitti in Libia, Lev Dengov, ha detto che l’accordo di un anno potrebbe essere firmato in un mese. Presumibilmente sarebbe implementato entro la fine di quest’anno. Sarraj e i funzionari russi hanno anche discusso di altri campi di cooperazione, compresi i progetti di costruzione di centrali elettriche .
Il presidente della National Oil Corporation (NOC) statale della Libia, Mustafa Sanalla, ha dichiarato che il suo paese «cerca la cooperazione con le compagnie petrolifere egiziane per ripristinare le infrastrutture del settore petrolifero libico. Le dichiarazioni di Sanalla sono arrivate durante l’incontro con il ministro egiziano del petrolio Tarek al-Molla al Cairo .
Marocco. La polizia del Marocco rassicura i cittadini dopo la riuscita operazione antiterrorismo. Agenti speciali marocchini hanno arrestato un settimo sospetto collegato all’ISIS a Tamaris II, una città sulla spiaggia vicino a Casablanca, in quelle che finora sono le operazioni antiterrorismo di più vasta portata del paese. L’arresto è avvenuto la sera di venerdì 25 ottobre. Sarebbero ancora in corso ricerche per arrestare altri sospetti o complici nella vicenda. La notizia è arrivata dopo l’arresto di sei persone nella lotta antiterrorismo su larga scala, che ha previsto la condotta di incursioni simultanee in tre luoghi diversi: due nell’area di Casablanca e uno nella provincia di Ouazzane.

Siria

9-22 ottobre: “Fonte di pace”, l’operazione militare della Turchia nel nord della Siria, indebolisce la “minaccia” curda dell’asse YPG-PKK e pone fine al progetto politico del Rojava con il supporto della Russia e il laissez faire degli Stati Uniti. Il 26 ottobre, un’operazione militare statunitense nella provincia di Idlib, a pochi chilometri dalla Turchia, porta alla morte del leader dello Stato islamico Abu Bakr al Baghdadi. Alcune fonti inizialmente suggerivano la nomina del suo successore, avvenuta già ad agosto, identificato con Abdullah Qardash (un ex militare dell’esercito di Saddam Hussein, conosciuto come “il professore”); ma l’annuncio ufficiale da parte dello Stato islamico ha indicato, come erede di al-Baghdadi, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Qurayshi: il nuovo “califfo”, eletto dal supremo consiglio del gruppo, di cui ad oggi non si hanno informazioni.

Tunisia

Elezioni presidenziali, Kais Saied: chi è il nuovo presidente della Tunisia? Senza un partito o molti finanziamenti, Saied ha vinto le elezioni con una narrativa elettorale incentrata sul sostegno ai giovani, il suo bacino elettorale di riferimento. Saied ha vinto con oltre il 72 percento dei voti, contro circa il 27 percento dei voti ottenuti dal suo antagonista, il magnate dei media Nabil Karoui.
Un leader di al-Qa’ida è stato ucciso in Tunisia. Il Ministero degli Interni della Tunisia, ha annunciato che il 20 ottobre Murad al Shayeb, un senior leader appartenente al battaglione Uqba bin Nafi di al-Qa’ida, è stato ucciso in un’ampia operazione militare. Murad al Shayeb, responsabile di una serie di attacchi portati a compimento dal 2013, tra cui un assalto a un ex ministro degli interni nel 2014 e vari agguati nelle montagne Chaambi, Ouargha, Mghila e Sammama. è stato ucciso dalle truppe tunisine nel governatorato di Kasserine, vicino ai confini con l’Algeria .