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2001-2021: Vent’anni di guerra al terrore. Il nuovo libro

Geopolitica e sicurezza: l’Occidente e il terrorismo jihadista dall’11 settembre a oggi

START InSight ed Europa Atlantica hanno il piacere di annunciare l’uscita dell’ultimo libro collettaneo “2001-2021: Vent’anni di guerra al terrore. geopolitica e sicurezza: l’Occidente e il terrorismo jihadista dall’11 settembre a oggi“. Curato da Enrico Casini e Andrea Manciulli, con la prefazione di Marco Minniti.

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24 contributi analitici

24 contributi scritti dai principali esperti del settore a livello nazionale e internazionale: Enrico Casini, Andrea Manciulli, Niccolò Petrelli, Elio Calcagno, Alessandro Marrone, Matteo Bressan, Francesco Conti, Claudio Bertolotti, Chiara Sulmoni, Anna Maria Cossiga, Ciro Sbailò, David Simoni, Marco Tesei, Alessia Melcangi, Arturo Varvelli, Andrea Plebani, A. Roberta La Fortezza, Paolo Salvatori, Arije Antinori, Fabio Indeo, Beniamino Franceschini, Lorenzo Vidino.

con la prefazione di Marco Minniti

Venti anni dopo i drammatici attacchi terroristici a New York e Washington, e dopo l’inizio della guerra globale al terrore con l’avvio dell’intervento in Afghanistan, cosa è cambiato nel mondo e nel sistema internazionale? Quanto questi eventi hanno contribuito ad accelerare processi di cambiamento in atto a livello geopolitico, economico, sociale? Come è cambiato il terrorismo jihadista, le sue organizzazioni principali e come sono evolute le strategie di contrasto e di repressione messe in atto dai paesi occidentali?

A queste e ad altre domande cerca di rispondere la presente raccolta di analisi e di opinioni diverse, curata da Enrico Casini e Andrea Manciulli, Direttore e Presidente di Europa Atlantica, realizzata nell’anno del ventennale degli attacchi dell’11 settembre 2001 e dell’inizio della guerra al terrore a cui hanno contribuito alcuni dei massimi esperti italiani su questi temi.

Titolo: 2001-2021 vent’anni di guerra al terrore. Geopolitica e sicurezza: l’Occidente e il terrorismo jihadista dall’11 settembre a oggi
Autore: AA.VV. a cura di Enrico Casini e Andrea Manciulli
Pubblicazione: Saggio collettaneo/Analisi
Collana: InSight
Formato: 14×21, brossura, 270 pagine
Editore: START InSight in collaborazione con Europa Atlantica
Anno di edizione: 2022
Distribuzione: gratuita formato Pdf
Distribuzione hard copy: Attualmente esaurita/non disponibile

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Le conseguenze della pandemia da COVID-19 (e dei disastri naturali) sulla sicurezza del Mediterraneo occidentale: presentato il documento “5+5” ai ministri della Difesa

Il 15 dicembre 2021, sotto la presidenza della Libia, è stato presentato ai dieci ministri della Difesa dei paesi aderenti alla “5+5 Defense initiative“, l’annuale documento sviluppato dal gruppo di ricerca internazionale composto dai dieci ricercatori delle due sponde del Mediterraneo occidentale.

La “5+5 Defense Initiative” è un forum di collaborazione nel settore della difesa e della sicurezza nato a fine 2004, che vede coinvolte dieci Nazioni del Mediterraneo occidentale: Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Mauritania, Marocco, Portogallo, Spagna e Tunisia. L’obiettivo della ” 5+5 Defense Initiative” è di migliorare, tramite la realizzazione di attività pratiche e attraverso lo scambio di idee e di esperienze, la reciproca comprensione e la fiducia nell’affrontare i problemi della sicurezza nell’area di interesse.

La “5+5 Defense Initiative” è un forum di collaborazione nel settore della difesa e della sicurezza nato a fine 2004, che vede coinvolte dieci Nazioni del Mediterraneo occidentale: Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Mauritania, Marocco, Portogallo, Spagna e Tunisia. L’obiettivo della ” 5+5 Defense Initiative” è di migliorare, tramite la realizzazione di attività pratiche e attraverso lo scambio di idee e di esperienze, la reciproca comprensione e la fiducia nell’affrontare i problemi della sicurezza nell’area di interesse.

Il Direttore di START InSight, Claudio Bertolotti, è il Ricercatore Senior e rappresentante unico per l’Italia presso il gruppo di ricerca internazionale della “5+5 Defense Initiative”, che comprende un ricercatore per ogni paese. La missione del gruppo è fornire ai ministri della Difesa della “5+5” uno strumento di pensiero, analisi e previsione, che permetta loro di approfondire qualsiasi argomento relativo al Mediterraneo occidentale, con l’obiettivo di rafforzare l’azione comune dei partner e facilitare lo sviluppo di una nuova concezione della sicurezza regionale.

L’attività di ricerca è stata sostenuta e sviluppata attraverso il coordinamento del CEMRES – Centre Euro-Magrébin des Etudes et des Recherches Stratégiques – di Tunisi​ che é, per gli esperti e ricercatori provenienti da Europa e Maghreb, uno spazio per lo scambio di esperienze e lavori sulle soluzioni ai problemi di sicurezza comune per aumentare il clima di fiducia producendo una attività di ricerca oggettiva che evidenzia le vere cause di insicurezza, i problemi e le sfide strategiche del Mediterraneo occidentale.

In linea con il tema di ricerca 2021 – The repercussions of natural disasters, epidemics and pandemics on the security of 5 + 5 Countries (means of cooperation and mutual support) – disastri naturali, epidemie e pandemie sono indicate quali sfide chiave a cui i governi (e le società) sono chiamati a rispondere con soluzioni che promuovano risultati efficaci e sostenibili, in grado di costruire una capacità di resilienza, nel rispetto dei diritti umani e della promozione del benessere economico, sociale e culturale in tempi e a costi complessivi ragionevoli.



Terrorismo: Dopo l’Afghanistan cosa dobbiamo aspettarci? La minaccia del “Nuovo terrorismo insurrezionale” (NIT)

di Claudio Bertolotti

La diffusione ideologica e territoriale del Gruppo terroristico Stato Islamico in Iraq e Siria, poi Stato islamico (IS) ha innescato quelle che sino a poco tempo prima era una latente violenza jihadista globale. Il trionfo dei talebani in Afghanistan ha dato nuovo impulso vitale al jihadismo internazionale ed è ora presentato dalla propaganda jihadista come la vittoria dell’Islam sull’Occidente e sui suoi “valori corrotti”. Pur tuttavia, ciò accade in contrasto con l’approccio talebano al jihad, che si limita a benedire quello che per i talebani è un successo nazionale, frutto di una guerra (anche comunicativa) che ha sempre avuto un carattere nazionalistico, mai transnazionale o globale: una guerra di liberazione nazionale, in opposizione all’IS-K (Islamic State Khorasan Province, il franchise afghano dello Stato islamico) e ad altri gruppi che cercano un trionfo globale.

Ma a prescindere da ciò, la vittoria dei talebani e dei gruppi di opposizione armata che compongono la galassia terroristica che affonda le radici nel post-stato islamico sta già avendo effetti diretti sulla volontà e sulla capacità operativa di gruppi e individui terroristi jihadisti a livello globale: dalla propaganda-comunicativa all’attivismo tattico e operativo.

Negli ultimi 20 anni gruppi terroristici, cellule e singoli combattenti jihadisti hanno iniziato ad adottare sempre più nuove tattiche, tecniche e procedure, che hanno esportato dai campi di battaglia del Medioriente, del Nord Africa e dell’Afghanistan e che hanno Saputo adattare alla guerra jihadista contemporanea e futura. Un primo, amaro assaggio di ciò che ci aspetta per il futuro sono stati gli attentati di Mumbai del 2008, quando un gruppo di dieci terroristi divisi in gruppi più piccoli lanciò un assedio durato quasi tre giorni. Da allora le città occidentali sono diventate occasionalmente il set di complessi attacchi suicidi e raid di nuclei d’assalto e, ancora più spesso, di assalti individuali in cui gli autori sfruttano efficacemente proprio quelle tecniche apprese nei vari teatri di guerra. I militanti e simpatizzanti dello Stato Islamico o di al-Qa’ida si sono ampiamente dimostrati in grado di compiere attacchi mortali e di costituire una minaccia diretta alla sicurezza dei cittadini e delle istituzioni nazionali. Come tale, il terrorismo contemporaneo può essere descritto e deve essere riconosciuto come un fenomeno con caratteristiche o ispirazioni militari, cos’ come dimostrato proprio dall’IS attraverso le sue azioni e operazioni esterne.

“Nuovo Terrorismo Insurrezionale” (NIT): è rivoluzionario, sovversivo e utopistico[1]

Oggi, dopo la caduta di Kabul e il successo ottenuto dai talebani in Afghanistan, lo spettro del terrorismo supera i confini dei campi di battaglia afghani, o siriani, libici o dell’intero Sahel. In tale prospettiva, possiamo affermare che il significativo aumento della violenza legata al terrorismo jihadista registrato nel mondo e in Europa negli ultimi 20 anni sia coerente con il concetto classico di terrorismo?

Gli attentati terroristici verificatisi tra il 2015 e il 2018 in Europa, negli Stati Uniti, così come nei paesi nordafricani o mediorientali, confermano l’effettiva capacità operativa dei gruppi terroristici, in particolare dello Stato islamico, la cui natura è mutata nel tempo: da realtà proto-statale con capacità di controllo territoriale, a ciò che possiamo ritenere un fenomeno denazionalizzato, senza confini. Il “jihad senza leader”, che anticipa nella forma e nelle manifestazioni l’IS, è stato perfezionato da quest’ultimo, poiché agli “aspiranti” combattenti è stato impedito di viaggiare e quindi hanno scelto di colpire i loro paesi d’origine. Quello che stiamo affrontando oggi è già stato soprannominato “Nuovo terrorismo insurrezionale” (NIT),[2] un concetto che comprende essenzialmente tutti i tentativi di sconvolgere l’ordine politico nazionale e/o internazionale attraverso la violenza. Il NIT è rivoluzionario e utopico, e mentre il terrorismo è funzionale, il terrorismo insurrezionale si evolve continuamente. Lo scopo di questa nuova “specie” di terroristi non consiste nell’istigare le masse in vista del rovesciamento dei governi, ma nel persuadere un gran numero di musulmani in tutto il mondo ad unirsi alla lotta contro gli “infedeli” insistendo su una narrativa sostenuta dalla vittoria della [loro interpretazione dell’Islam in Afghanistan e allo stesso tempo presentando quella vittoria come una ragione in più per negare qualsiasi compromesso con i paesi occidentali.

Questo emergente “Nuovo Terrorismo Insurrezionale” non ha dunque nulla a che vedere con il terrorismo politico degli anni ’70 e ’80. È emerso in Medio Oriente dopo l’invasione statunitense dell’Iraq (2003) e si è sviluppato a metà degli anni 2000. Ha attirato l’attenzione del mondo nel 2014, grazie alle sue vittorie sul campo di battaglia in Iraq e Siria (e poi in Afghanistan). Oggi, tuttavia, l’IS – il cui principale gruppo affiliato sta ancora combattendo in (e forse dall’) Afghanistan – ha perso gran parte di ciò che ha conquistato negli ultimi dieci anni: territori, risorse energetiche, accesso ai canali commerciali e finanziari. Il suo appeal mediatico, però, è ancora forte e utilizzerà il successo afghano e la campagna in corso contro come un “chiaro esempio”, diretto anche contro gli stessi talebani descritti come corrotti.

La perdita di “territorio” ha costretto l’IS a concentrarsi, da un lato, sulle attività di franchising all’estero, soprattutto nelle aree di crisi, con un nuovo approccio sociale che prevede l’esternalizzazione della violenza basata sul riconoscimento reciproco tra l’organizzazione centrale dell’IS e gruppi terroristici e movimenti di opposizione “locali”. Il suo messaggio cerca di trasformare migliaia di individui radicalizzati e decine di giovani e gruppi armati di opposizione in “armi di prossimità” intelligenti e pronte a “uccidere e morire” in nome del Califfato.

In sintesi, il “Nuovo Terrorismo Insurrezionale” consiste nell’uso della violenza, ovvero nell’uso minacciato di violenza intenzionale, calcolata, razionale, autogiustificata al fine di raggiungere obiettivi politici, religiosi e ideologici. Il NIT è caratterizzato da elementi caratterizzanti. La natura del l’attività terroristica consiste nell’usare (o minacciare di usare) la violenza per raggiungere un obiettivo politico, è complessa e soprattutto imprevedibile, è rivoluzionaria, sovversiva e finalizzata alla costituzione di un proto-stato finalizzato all’ottenimento del “monopolio della forza” all’interno di un’area geografica. Inoltre, include aspetti politici, socio-economici e religiosi (giustificati su basi religiose e apocalittiche) e può essere definita “strattica” poiché la sua natura strategica viene veicolata attraverso tattiche che devono essere non necessariamente interconnesse. La sua natura è “glo-cale”, transnazionale, senza confini e basata su “flessibilità e adattabilità”. I suoi obiettivi sono rappresentati da politici, civili, miltari, religiosi e simbolici. È simbiotico: “esternalizza” la violenza supportata da effetti emulativi, e come risposta alla “chiamata al jihad”.

Possiamo ritrovare tutti questi elementi nel fenomeno (ri)emergente dello Stato islamico che sta ritrovando nuove energie nella ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan. Ciò che emerge da questa descrizione è una minaccia alla sicurezza rappresentata da una contemporanea, nuova forma di terrorismo: un fenomeno che si adatta e si evolve senza un obiettivo temporale o geograficamente definito. Il NIT vuole semplicemente imporre un nuovo modello di società (il Califfato) abbattendo le alternative e utilizzerà il simbolismo associato alla guerra in Afghanistan per esaltare la “vittoria dell’Islam” ottenuta grazie al sacrificio dei “martiri” e alla “benedizione divina”.


[1] Bertolotti C., Sulmoni C. (2021), How the Twenty-Year Afghanistan War Paved the Way for New Insurrectional Terrorism, in Carenzi S., Bertolotti C. (2021) “Charting Jihadism Twenty Years After 9/11”, Dossier ISPI, 11 September 2021.

[2] Bertolotti C. (2015), NIT: Il ‘Nuovo Terrorismo Insurrezionale’. Dalla ‘5+5 Defense Initiative 2015’ il cambio di approccio alla minaccia dello Stato islamico, Analysis ISPI n. 292.


Afghanistan: da Doha al G20 straordinario voluto dall’Italia. Focus RaiNews24. L’analisi di C. Bertolotti

Afghanistan: nuovo dialogo di Doha tra talebani e Stati Uniti: i talebani non aiuteranno Washington nella lotta contro l’IS-K, che nel frattempo prosegue il terrorismo settario e minaccia di colpire a livello globale. G20 del 12 ottobre a rischio: Russia e Cina siedono al tavolo con i talebani. Ne ha parlato a FOCUS RaiNews 24 C. Bertolotti, Direttore START InSight, nella puntata del 9 ottobre 2021.


Mehmaan Nawazi. Ospitalità. L’Afghanistan e le sue culture: valori, usi, costumi, tradizioni (il libro)

Mehmaan Nawazi. Ospitalità. L’Afghanistan e le sue culture: valori, usi, costumi, tradizioni. Il nuovo libro di C. Bertolotti

L’Editore START InSight ha deciso di pubblicare e distribuire gratuitamente il libro di Claudio Bertolotti a favore degli operatori, civili e militari, in Italia e in Svizzera; dei Ministeri della Repubblica Italiana e dei Dipartimenti della Confederazione Svizzera; delle amministrazioni regionali e locali, cantonali e comunali; della Protezione Civile, della Croce Rossa, di tutte le organizzazioni e associazioni di volontariato impegnate nel sostegno ai profughi afghani.

MEHMAAN NAWAZI / MELMASTIA (in pashto) “è l’ospitalità, ma non nel senso più comune accettato in Occidente; presuppone la protezione da parte di chi ospita: nessuno, sotto protezione (melmastia), può subire violenza, essere disarmato e preso prigioniero. Ospitalità e protezione vengono offerti senza aspettarsi nulla in cambio.”

Questo testo è tratto dal libro: “Afghanistan contemporaneo. Dentro la guerra più lunga”, già approvato dallo Stato Maggiore della Difesa quale valido ausilio formativo/informativo, nonché un’utile guida, per tutto il personale delle F.F.A.A.

START InSight ringrazia in particolare Formiche.net per la recensione in anteprima del manuale.


Afghanistan e Libia: le armi che restano a chi vanno a finire?

Afghanistan e Libia: le armi che restano a chi vanno a finire? Milena Gabanelli ne discute con Claudio Bertolotti (START InSight e ISPI) nella puntata di Dataroom Corriere.it del 22.09.2021.

Chi ha venduto le armi libiche ai gruppi jihadisti operativi in Siria, Chad e Niger? Le armi statunitensi lasciate in Afghanistan, rafforzano davvero i talebani? E ancora, come gestire gli arsenali militari quando uno stato cessa di esistere?

Ne hanno discusso Milena Gabanelli e Claudio Bertolotti


Il governo talebano: tra insidie, minacce, ambizioni e fragilità

Tra precari equilibri di potere e la pretesa di sostegno della Comunità internazionale

di Claudio Bertolotti

I talebani hanno annunciato la composizione del loro governo che, con grande attenzione alla data prescelta, si insedierà l’11 settembre 2021, a vent’anni esatti dai tragici eventi che portarono alla guerra in Afghanistan. Sarà guidato dal mullah Mohammad Hassan Akhund.

Un governo provvisorio composto esclusivamente da uomini – il che non sorprende – molti appartenenti alla vecchia guardia, già al governo dal 1996 al 2001, e veterani della guerra ventennale contro gli Stati Uniti e la NATO. Si tratta di una soluzione che soddisfa i principali gruppi nelle varie shura, in particolare quella di Quetta guidata dal malawì Hibatullah Akhundzada che ha due bracci destri. Sirajuddin Haqqani, scelto come ministro degli interni di cui più oltre si parlerà, e il mullah Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei talebani mullah Omar, scelto come ministro della Difesa: un soggetto definito riformista il cui nome si impose tra i leader talebani nel 2015, quando il movimento era frantumato e indebolito dalle lotte intestine conseguenti alla morte del mullah Omar e all’elezione, non da tutti condivisa, del suo successore, il mullah Mansour; quest’ultimo per due anni aveva tenuto nascosta la morte del Mullah Omar ma poi, per trovare legittimità del suo ruolo politico, si strinse al mullah Yaqoob e a Sirajuddin Haqqani. Mansour, si dice a causa di un regolamento di conti interno e perché troppo autonomo rispetto al Pakistan, venne ucciso in un raid aereo americano nel 2016; Akhundzada, nella riorganizzazione del movimento talebano, decise di confermare Sirajuddin e Yaqoob nel ruolo di “vice”. Anche il primo ministro, il mullah Mohammad Hassan Akhund, è una vecchia conoscenza della galassia talebana e tra gli elementi politici di spicco del periodo 1996-2001, quando ricopriva l’importante ruolo di ministro degli Affari esteri. Di fatto una composizione di governo che, nelle posizioni apicali, tutelerebbe gli equilibri tra la vecchia guardia (Baradar-Hassan) e la nuova generazione (Haqqani-Yaqoob)

Scelte, quelle fatte dai talebani, che però renderebbero difficile un riconoscimento internazionale, quale necessaria premessa a un’apertura dei canali finanziari che eviterebbe (o posticiperebbe) un tracollo economico. Tracollo economico a cui i talebani guardano con grande preoccupazione e che, senza pudore, pretendono sia evitato dalla Comunità internazionale alla quale chiedono, attraverso la voce di Alhaj Khalil-ur-Rehman, il capo del consiglio di pace talebano, che vengano sbloccati i 10 miliardi di dollari, congelati dagli Stati Uniti dopo la caduta della Repubblica islamica dell’Afghanistan, e che siano rispettati gli impegni a sostenere economicamente il Paese sino a tutto il 2024.

Guardando più nel dettaglio alla composizione del governo ad interim dell’Emirato islamico, essa rispecchia gli equilibri di potere della galassia talebana e ne evidenzia la natura teocratica e la composizione tribale, poiché le nomine più importanti sono state riservate a “religiosi” (mullah) appartenenti alle tribù pashtun Durrani e Ghilzai mentre è assente una rappresentanza significativa degli altri gruppi etno-politici dell’Afghanistan: tagiki, uzbeki e hazara in particolare. Due i rappresentanti dell’etnia tagika e un solo uzbeko: una scelta che contrasta con l’auspicata inclusività e con la stessa composizione etnica della popolazione afghana, composta al 65 percento da non pashtun, in maggioranza tagiki, hazara, uzbeki, turkmeni, aimaqi, ecc. Un fatto, questo, che creerebbe ulteriore distanza tra i numerosi gruppi componenti la galassia talebana, in particolare i talebani tagiki e uzbeki del nord che hanno combattuto per i talebani e che potrebbero pretendere una maggiore rappresentanza a livello governativo e istituzionale.

E se, da un lato, sono esclusi anche i liberali pashtun, dall’altro lato, molti tra i futuri ministri e sottosegretari sono presenti nelle liste dei maggiori ricercati dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite in quanto terroristi: 33 membri del gabinetto e alti dirigenti talebani sono su quelle blacklist, almeno quattro i ministri su cui pende un mandato di cattura dell’FBI statunitense.

Il primo tra tutti, nominato ministro degli interni, è Sirajuddin Haqqani – braccio destro di Akhundzada e a capo della famigerata Haqqani network (responsabile dei più feroci attacchi suicidi compiuti a Kabul negli ultimi 16 anni) e con stretti legami con al-Qa’ida – ricercato dal governo Usa e con una taglia pendente di cinque milioni di dollari. Insieme a lui, altri tre componenti della famiglia Haqqani sono stati nominati ministri del nuovo regime talebano: Abdul Baqi Haqqani, all’istruzione, Najibullah Haqqani, alle telecomunicazioni, e Khalil Haqqani, al ministero dei rifugiati e del rimpatrio. Lo stesso primo ministro designato, il mullah Mohammad Hassan Akhund, è nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite.

La presenza di soggetti direttamente collegati al terrorismo pone una questione di fondo che la Comunità internazionale dovrà risolvere nei rapporti con i nuovi padroni dell’Afghanistan: riconoscimento, dialogo o mera interlocuzione. Un problema che, al di là degli effetti pratici, avrà dirette conseguenze sul piano del diritto poiché, nel caso in cui un governo straniero riconoscesse il governo talebano, di fatto (e di diritto) sosterrebbe il terrorismo. Un aspetto di cui tenere conto in termini di relazioni diplomatiche, sebbene il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – che in una dichiarazione ha espresso preoccupazione per il fatto che il governo includa solo talebani, nessuna donna e personalità con precedenti preoccupanti riconducibili al terrorismo – abbia affermato che la nuova amministrazione sarà giudicata dalle azioni. Dunque una potenziale, quanto pericolosa, apertura.

ELENCO DEL GOVERNO PROVVISORIO DELL’EMIRATO ISLAMICO DELL’AFGHANISTAN

PRIMO MINISTRO ad interim: Mullah Muhammad Hassan Akhand (Pashtun)

Primo Vice Primo Ministro: Mullah Baradar Akhand (Pashtun)

Secondo Vice Primo Ministro: Mawlawi Abdel Salam Hanafi (Uzbeko)

MINISTERO DEGLI INTERNI

Ministro degli Interni ad interim: Mullah Sirajuddin Haqqani (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero degli Interni: Mawlawi Nour Jalal (Pashtun)

Sottosegretario del Ministero dell’Interno per il controllo della droga: Mullah Abdul Haq Akhand (Pashtun)

MINISTERO DELLA DIFESA

Ministro della Difesa facente funzione: Mullah Muhammad Yaqoub Mujahid (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero della Difesa: Mullah Muhammad Fadel Mazloum (Pashtun)

Capo di Stato Maggiore: Qari Fasihuddin (Tagiko)

MINISTERO DEGLI ESTERI

Ministro degli Esteri ad interim: Amir Khan Mottaki (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri: Sher Muhammad Abbas Stanikzai (già capo Ufficio politico talebano a Doha) (Pashtun)

MINISTERO DELL’INTELLIGENCE

Ministro ad interim dell’intelligence: Najibullah Haqqani (Pashtun)

Capo facente funzione della Presidenza dell’Intelligence Generale: Mullah Abdul Haq Watheq (Pashtun)

Primo Vice Presidente Generale dell’Intelligence: Mullah Taj Mir Jawad  (Pashtun)

Vice Amministrativo della Presidenza Generale dell’Intelligence: Mullah Rahmatullah Najib (Pashtun)

MINISTERO DELLE FINANZE

Ministro delle finanze ad interim: Mullah Hedayatullah Badri (Pashtun)

MINISTERO DELLA CULTURA

Ministro ad interim della Cultura e dell’Informazione: Mullah Khairallah Khairkhwa (Pashtun)

Sottosegretario al Ministero della Cultura e dell’Informazione: Zabihullah Mujahid (Pashtun)

MINISTERO DEL’ISTRUZIONE

Ministro dell’istruzione superiore: Abdul Baqi Haqqani (Pashtun)

MINISTERO DELL’ECONOMIA

Vice Ministro dell’Economia: Qari Din Muhammad Hanif (Tagiko)

Capo ad interim degli affari amministrativi: Ahmad Jan Ahmadi (Pashtun)

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Vice Ministro della Giustizia: Mawlawi Abd al-Hakim Sharia (Pashtun)

ALTRI MINISTERI E CARICHE ISTITUZIONALI

Ministro ad interim dei minerali e del petrolio: Mullah Muhammad Issa Akhund (Pashtun)

Ministro ad interim dell’acqua e dell’elettricità: Mullah Abdul Latif Mansour (Pashtun)

Ministro ad interim delle telecomunicazioni: Najibullah Haqqani (Pashtun)

Ministro ad interim delle tribù e dei confini: Noorullah Nouri (Pashtun)

Ministro ad interim dell’estensione del villaggio: Yunus Akhundzadeh (Pashtun)

Ministro ad interim per i migranti: Khalil Rahman Haqqani (Pashtun)

Ministro ad interim del benessere pubblico: Mullah Abdulmanan Omari (Pashtun)

Presidente ad interim della Banca centrale: Haji Muhammad Idris (Pashtun)


20 years of global terrorist risk, stringent law enforcement and security measures in the XXI century

ASIS International, a community of more than 38’000 members, is the leading non-profit organisation dedicated to promoting excellence in the security management profession worldwide. Through its national Chapters, ASIS promotes professional education and networking at local level.

On the occasion of the 9/11 20th anniversary, the ASIS international chapters of Austria, France, Italy and Switzerland join forces and invite you to a big event taking place on

September 10th, 2021
9 am to 5 pm
LIVE from the premises of
Università della Svizzera Italiana in Lugano (Switzerland)

Click here for both ONLINE and ONSITE REGISTRATION

The event is free and open to ALL


Twenty years of global terrorist risk stringent law enforcement and security measures in the XXI century

The panels are subject to Chatham House Rule

“When a meeting, or part thereof, is held under the Chatham House Rule, participants are free to use the information received, but neither the identity nor the affiliation of the speaker(s), nor that of any other participant, may be revealed”

PROGRAMME

Welcome message (09:00 – 09:20)

Speakers line-up
Prof. Boas Erez – Rector, USI / Jean-Patrick Villeneuve – Associate Professor, USI / Etienne Ammon – Chairman, ASIS Chapter 160 (Switzerland)

Session 1 (09:20 – 11:00)
9/11, its context and the subsequent terrorist attacks

Speakers line-up
Chiara Sulmoni / André Duvillard / Joseph Billy Jr (click here for bios)
Moderator: Luca Tenzi

Session 2 (11:25 – 13:00)
The war on terrorism and its successive impacts on business conditions

Speakers line-up
Umberto Saccone / Franco Fantozzi / Claudio Bertolotti (click here for bios)
Moderator: Godfried Hendricks

Session 3 (14:15 – 16:00)
The implications, for companies, of the security framework in place in Europe today to consider the residual/objective terrorist threat

Speakers line-up
Johan Ohlsson Malm / Prof. Frédéric Esposito / Adrien Frossard / (click here for bios)
Moderator: Nicolas Le Saux

For further details, updates, COVID provisions and contacts, please refer to
ASIS Switzerland
or your national ASIS chapter



Attacco a Kabul: quali conseguenze? Il commento di C. Bertolotti a RaiNews24

Attacco suicida all’aeroporto di Kabul: colpiti i civili in attesa di imbarco e soldati USA. Rivendica lo Stato Islamico Khorasan: terrorismo per indebolire i talebani.

Il commento di C. Bertolotti a RaiNews24 – 26 agosto 2021


Ultimatum dei talebani: fuori tutti. Il commento di C. Bertolotti a Omnibus La7

Ritiro da Kabul entro il 31 agosto? Cosa potrebbe succedere se gli Usa e gli alleati decidessero di posticipare l’uscita? #G7 Cosa dobbiamo attenderci da parte dei talebani? Ne parla Claudio Bertolotti a Omnibus La7 – 24 agosto 2021.

Flavia Fratello con Claudio Brachino, Erasmo Palazzotto, Claudio Bertolotti, Luca Toccalini, Roberto Benaglia, Anna Rubartelli, Gaetano Manfredi